«La Federazione degli ordini dei farmacisti italiani tiene a precisare che non è stata stabilita nessuna parola d’ordine (o messaggio in codice) che le donne vittime di violenza domestica o stalking devono riferire al farmacista per ottenere aiuto». È quanto puntualizza la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), la quale rende noto che «il fraintendimento nascerebbe da una dichiarazione del presidente della Regione Emilia Romagna, ampiamente riportata dalla stampa locale e nazionale».

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Più nel dettaglio, «il protocollo sottoscritto dalla Federazione, quale ente esponenziale della professione, da Federfarma e Assofarm, con il Dipartimento per le pari opportunità prevede, invece, che le donne oggetto di queste vessazioni possano chiedere esplicitamente al farmacista le indicazioni necessarie a rivolgersi alla rete dei centri antiviolenza e che nelle farmacie sia visibile il vademecum che il dipartimento ha preparato per fronteggiare queste evenienze. In questo momento l’uso di “messaggi in codice”, soprattutto nella forma “mascherina 1522”, può causare per evidenti ragioni confusione e incomprensioni».

Andrea Mandelli, presidente della Fofi, evidenzia che «da sempre le farmaciste e i farmacisti sono un riferimento anche sul piano personale per le loro comunità. E non credo ci possano essere difficoltà a rivolgersi esplicitamente a loro anche in situazioni drammatiche come quelle di cui stiamo parlando».

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