Clinical Trials & Research

Tumore al seno metastatico: strategie terapeutiche e ruolo della biopsia liquida

Al convegno Breastision si è parlato dell’avvento della medicina di precisione, di elacestrant, primo farmaco per mutazioni Esr1, e del ruolo della biopsia liquida.


Ha preso il via il 30 ottobre 2025 a Firenze Breastision, summit dedicato alle innovazioni nella gestione del carcinoma mammario metastatico ormono-responsivo. L’incontro, promosso da Menarini Stemline, ha riunito specialisti del settore per analizzare l’evoluzione degli approcci diagnostici e terapeutici. Al centro del dibattito è emerso come la possibilità di caratterizzare il profilo biologico del tumore stia ridefinendo i percorsi di cura. Nell’evento è stato evidenziato il contributo della biopsia liquida, una metodica di analisi molecolare effettuata su campione ematico, per identificare alterazioni genomiche specifiche. È uno strumento diagnostico, poco invasivo, che consente di monitorare le modifiche del tumore nel tempo e di selezionare le opzioni terapeutiche più appropriate per ciascun caso.

Personalizzazione delle cure con elacestrant

Un elemento discusso all’evento è elacestrant, farmaco autorizzato dall’Agenzia italiana del farmaco a luglio 2025, reso poi disponibile su tutto il territorio nazionale. Il trattamento è indicato per pazienti in post-menopausa e per uomini affetti da carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico positivo ai recettori ormonali e negativo per Her2, che presentino una mutazione attivante del gene Esr1 e che abbiano precedentemente ricevuto una terapia endocrina combinata con inibitori delle cicline Cdk46. Il carcinoma mammario di tale sottotipo è una percentuale significativa di tutte le diagnosi. Le mutazioni del gene Esr1 sono riscontrabili in una parte considerevole delle pazienti alla progressione di malattia in fase metastatica.

«Costante impegno nella ricerca biologica e clinica volta a nuove frontiere»

Alessandra Balduzzi, direttrice medica di Menarini Stemline Italia, ha sottolineato che «questi risultati, e quelli futuri in diversi stadi della malattia, sono possibili grazie al costante impegno nella ricerca biologica e clinica volta a nuove frontiere, ai pazienti e agli operatori sanitari che partecipano alla ricerca per creare nuove importanti opzioni per la comunità oncologica, e alla collaborazione scientifica tra istituzioni, centri di ricerca e aziende farmaceutiche nel disegnare e condurre studi che rispondano a bisogni clinici insoddisfatti».

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