L’antibiotico-resistenza è la principale sfida per la sanità, aggravata dall’uso inappropriato di antibiotici. Le infezioni delle vie respiratorie inferiori (Lrti) sono tra le condizioni più frequentemente trattate con antibiotici in ambito primario, nonostante molte di esse siano di origine virale o autolimitanti. I test Point-of-care (Poct) per la Proteina C-reattiva (Pcr) sono un valido strumento per orientare la prescrizione antibiotica, riducendo l’uso non necessario di questi farmaci. Lo studio Predictors, condotto da un team internazionale guidato da Joseph O’Shea e Cristín Ryan, ha sviluppato un set di linee guida basate sul consenso di esperti attraverso la metodologia Delphi.

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Metodologia e processo di consenso

Il processo ha coinvolto un panel multidisciplinare di 19 professionisti, tra medici di medicina generale, farmacisti e specialisti respiratori. Partendo da una revisione della letteratura, sono stati formulati 49 statement iniziali, valutati attraverso tre round di questionari. I criteri di accettazione includevano un accordo misurato su scala Likert a 5 punti, con soglie predefinite per mediane e intervalli interquartili. Al termine del processo, 37 statement hanno raggiunto il consenso, coprendo aree come i valori soglia di Pcr, l’integrazione con regole cliniche, le caratteristiche dei dispositivi e la formazione degli operatori.

Implicazioni cliniche e prospettive future

Le linee guida hanno confermato l’importanza di utilizzare i test Pcr Poct in casi di incertezza diagnostica, evitando prescrizioni inappropriate. Tuttavia, l’implementazione richiede politiche di rimborso, formazione specifica e dispositivi affidabili. Sebbene limitato al contesto irlandese, lo studio ha proposto un modello replicabile per altri Paesi. Ulteriori ricerche dovranno valutarne l’impatto nella pratica clinica, con particolare attenzione alla riduzione dell’antibiotico-resistenza e all’ottimizzazione delle risorse sanitarie.

Fonte: Bmj Open (2025), Doi: 10.1136/bmjopen-2025-101438

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