settore farmaceutico svizzeraIn Svizzera il settore farmaceutico fa la parte del leone, affiancato, come potrebbe essere prevedibile, da quello orologiero.
A riportare la notizia è il Corriere del Ticino che ha fatto riferimento ai dati espressi dal monitoraggio trimestrale di Credit Suisse.
Gli esperti affermano che l’industria di farmaci e quella di orologi dovrebbero essere in grado di assorbire meglio l’apprezzamento del franco rispetto ad altri settori dell’economia svizzera.
I vantaggi per il mondo farmaceutico derivano dal fatto di fatturare un terzo delle proprie esportazioni in euro. A questo si aggiunge la possibilità di approfittare dei prezzi favorevoli delle importazioni provenienti dalla zona euro. Inoltre, come sottolineato ancora dagli esperti di Credit Suisse, in Svizzera resta rilevante la richiesta di prodotti farmaceutici. Trovano quindi ulteriore conferma, anche per il 2015, quelle considerazioni espresse da questa società di servizi finanziari, operante a livello mondiale, nel Manuale dei settori 2014. In quel testo, infatti, Credit Suisse specificava che la domanda di medicinali era in crescita “per effetto dell’invecchiamento demografico, del miglioramento del tenore di vita nei paesi emergenti e in via di sviluppo, nonché della diffusione di patologie legate alla civilizzazione, e presenta una sostanziale indipendenza dagli sviluppi congiunturali”. Nel testo in questione, inoltre, veniva sottolineata anche la tendenza del settore alle esportazioni. È possibile leggere infatti che “l’industria farmaceutica svizzera è fortemente orientata alle esportazioni e vende oltre il 90% della produzione all’estero. Tra i principali acquirenti figurano l’Europa (44%; Germania: 13%), gli USA (15%), il Giappone (5%) e il Canada (3%). La maggior parte del fatturato globale proviene dai medicinali a carico delle casse malati, i cui prezzi sono regolamentati dallo Stato”.
Nella nazione elvetica, quindi, il settore riesce ancora a fare la voce grossa in un contesto per nulla semplice per gli altri settori. Ad esempio, per quanto riguarda l’industria delle macchine, le aziende specializzate in prodotti di nicchia hanno la possibilità di aumentare i prezzi mantenendo la domanda. Discorso diverso, invece, per tutte le altre che devono battersi sui prezzi per conservare i propri margini.
Situazione simile anche per l’alimentare e il metallurgico. I due settori, che dipendono principalmente dalla richiesta autoctona, devono fare i conti con la concorrenza dei loro fornitori esteri e con le difficoltà che coinvolgono i loro clienti a causa del franco forte.
Sonni più tranquilli per l’edilizia, in virtù di investimenti interessanti finalizzati alla costruzione di immobili da affittare.
Questo il quadro della situazione svizzera. Il settore farmaceutico può fare la parte del leone.

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