Studio I-MUR: come il farmacista può migliorare la salute del paziente (e i conti pubblici)
Lo studio I-MUR dell’università del Kent conferma il ruolo fondamentale che può assumere il farmacista nella cura del paziente e per la sostenibilità del Ssn.

La chiave dell’intervento del farmacista, aggiunge lo studio, è la cosiddetta “revisione dell’uso dei medicinali” (in inglese “medicines use review”, MUR), che consiste in un’intervista nella quale il farmacista si accerta che il paziente segua le indicazioni del medico, che riesca a usare correttamente i medicinali, e prende nota di eventuali effetti collaterali o interazioni con altri farmaci. Rilevate eventuali criticità, il farmacista fornisce le indicazioni del caso al paziente, e provvede contestualmente a informare il medico curante.
Si tratta di una pratica in vigore dal 2005 nel Regno Unito, e che con lo studio Re I-MUR è stata sperimentata anche nel nostro Paese. L’analisi ha coinvolto 216 farmacisti e 884 pazienti, una parte dei quali è stata sottoposta appunto all’I-MUR (versione italiana del MUR inglese). L’analisi dei dati raccolti rivela che dopo l’intervento del farmacista si è registrato un miglioramento dello stato di salute dei pazienti, in tutte le Regioni e in tutte le fasce di età. Con una conseguente diminuzione dei costi sanitari determinati dalla malattia, a cominciare da quelli relativi ad accessi al pronto soccorso e ricoveri. «Il beneficio economico è stato calcolato – prosegue Manfrin – tra 87 e 297 euro all’anno per ciascun paziente». «Per il buon funzionamento della nostra sanità non occorrono solo risorse economiche certe. È necessario spendere bene quelle che ci sono e operare con tenacia un processo di ammodernamento della governance. Questo vuol dire, tra l’altro, sviluppare competenze e capacità per garantire prestazioni efficaci e appropriate. La FOFI è impegnata da tempo nel definire i contenuti di questo complesso processo di trasformazione e crescita della professione», ha commentato Luigi D’Ambrosio Lettieri, vicepresidente della Federazione.
«I dati sono molto eloquenti – ha aggiunto il presidente della stessa FOFI, Andrea Mandelli – e confermano due aspetti fondamentali. Il primo è la validità della visione del farmacista che partecipa al processo di cura a fianco del medico, senza invasioni di competenze ma sviluppando il suo ruolo specifico di specialista del farmaco. Il secondo è che il farmacista italiano è in grado di erogare, adeguatamente formato, prestazioni professionali avanzate come e a volte meglio dei colleghi europei. Inoltre, è chiaro che il Servizio sanitario nazionale trova nel farmacista di comunità una risorsa fondamentale per migliorare l’assistenza sul territorio e contribuire alla sostenibilità economica del sistema».
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