«Desta sconcerto e preoccupazione la delibera con cui la Regione Umbria punta a ridurre del 25% la spesa farmaceutica con il ricorso a tagli lineari e stringenti indirizzi ai medici prescrittori senza nessun ricorso logico al tema dell’appropriatezza prescrittiva, con diktat che rischiano – come molti esempi in giro per l’Italia dimostrano – di limitare l’accesso alle cure per pazienti affetti da malattie gravi in aree come la reumatologia, la gastroenterologia, la nefrologia, l’oncologia e l’ematologia». È quanto palesato in una nota diramata da Egualia, la quale ha reso noto che «la Regione si accinge a tagliare le prestazioni in aree in cui sono disponibili medicinali capaci di garantire cure appropriate a prezzi accessibili, come è il caso dei numerosi biosimilari presenti sul mercato, che consentirebbero di coniugare appropriatezza prescrittiva, migliore e più ampio accesso alle cure e reinvestimento delle risorse per le cure più innovative a maggior costo».

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Gli effetti sui pazienti della Regione Umbria

Secondo Egualia «ancora oggi in Italia sono quasi 130mila i pazienti in condizioni di sotto trattamento – proprio in quelle aree terapeutiche – che non saranno riportati nei percorsi diagnostico terapeutici imponendo tagli lineari alla spesa, come quelli indicati dalla Regione Umbria. Obiettivi di questo genere non sono realizzabili se non attraverso percorsi condivisi e partecipati con i clinici e con il coinvolgimento attivo dei pazienti, che vanno informati e resi consapevoli delle scelte terapeutiche. Il comparto delle aziende produttrici di equivalenti, biosimilari e Value Added Medicines rappresentato da Egualia non può che condividere l’allarme lanciato da Cittadinanzattiva, Fimmg e Federfarma sui criteri economicisti adottati dalla delibera della Regione Umbria che tradiscono in pieno il diritto sancito dalla Costituzione dell’uguaglianza dei cittadini davanti al diritto alle cure».

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