«Spett. con la presente si notifica di aver proceduto al controllo della posizione contributiva sopra riportata relativamente a: Emissione da 052019. L’avviso di addebito n. 715991806544 che costituisce titolo esecutivo ai sensi dell’art. 30, comma 1, del DL n. 782010 convertito con modificazioni in Legge n. 1222010, e allegato alla presente e riguarda i contributi accertati e dovuti a titolo di Gestione Aziende con lavoratori dipendenti per l’importo totale, comprensivo delle spese di notifica e degli oneri di riscossione, di: 5.597,00. euro Il dettaglio e le motivazioni sono riportate nella sezione dettaglio degli addebiti e degli importi dovuti dell’avviso di addebito sopra identificato». È questo il testo – anche nelle diverse varianti – che numerosi possessori di indirizzi di Posta elettronica certificata (Pec) stanno ricevendo in queste ore, a dimostrazione dell’ennesima ondata di spamming che cybercriminali operano nei confronti di ignari utenti al fine di indurli ad aprire allegati contenenti file infetti. La segnalazione arriva a distanza di poco più di mese dalla precedente, avvenuta nello scorso giugno, relativa ad uno scenario del tutto simile a quello attuale.

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A darne notizia è la Polizia postale e delle comunicazioni, organo della Polizia di Stato specializzato nella prevenzione e repressione delle frodi postali e dei crimini informatici. Per l’occasione, l’organo di controllo ha diramato una serie di accorgimenti utili a prevenire eventuale diffusione di virus informatici. Nello specifico, di «non aprire assolutamente il file “.pdf” né “cliccare” su eventuali link: se l’indirizzo email del mittente è sconosciuto o palesemente “falso” non aprire il file allegato. Se dovesse, invece, pervenire da una persona o da un’azienda con la quale si hanno rapporti epistolari, contattarla per chiedere la conferma dell’avvenuto invio», «proteggere adeguatamente la nostra email (ed in generale i nostri account virtuali)», «cambiare – se non si è già provveduto a farlo – la password, impostando password complesse», «non utilizzare mai la stessa password per più profili», «abilitare, ove possibile, meccanismi di autenticazione “forte” ai nostri spazi virtuali, che associno all’inserimento della password, l’immissione di un codice di sicurezza ricevuto sul nostro telefono cellulare», ed infine «effettuare periodicamente il backup dei file».

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