Come è noto, il diabete costituisce in Italia e a livello globale un problema di salute pubblica, con elevati costi sociali e sanitari. Nonostante l’utilità dello screening sistematico sulla popolazione generale sia ancora in discussione, lo screening opportunistico è raccomandato per i soggetti a rischio elevato, poiché l’individuazione della malattia nelle prime fasi consente di iniziare terapie volte a migliorare il controllo glicemico, riducendo o ritardando l’insorgenza di complicanze. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Torino ha sperimentato una nuova strategia per migliorare la diagnosi precoce in soggetti ad alto rischio, nello studio «Opportunistic screening for type 2 diabetes in community pharmacies. Results from a region-wide experience in Italy», pubblicato sulla rivista scientifica “Plos One” il 18 marzo 2020.

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Lo screening in questione mirava ad identificare i casi non diagnosticati di malattia tra i clienti delle farmacie territoriali attraverso la compilazione del questionario Findrisc, che includeva domande relative a fattori di rischio noti per l’insorgenza del diabete di tipo 2. Sulla base delle risposte, veniva assegnato un punteggio da 0 a 26, suddiviso in 4 classi che riflettevano la probabilità di sviluppare il diabete nei 10 anni successivi: <12 rischio basso, 12-14 moderato, 15-20 alto, >20 molto alto. I farmacisti delle farmacie di comunità private e pubbliche del Piemonte che decidevano di aderire al progetto seguivano un corso sul diabete condotto da diabetologi esperti e venivano formati sulle procedure e gli strumenti dello studio.

Nei periodi ottobre 2013-marzo 2014 e novembre 2014-aprile 2015 i soggetti di età uguale o superiore ai 45 anni che entravano in farmacia e apparivano in sovrappeso o avevano una storia familiare di diabete erano invitati a partecipare allo screening ed erano seguiti per un periodo di 365 giorni. I dati ottenuti venivano raccolti in un database, in cui erano incluse anche informazioni sul livello di istruzione e sul fatto che i partecipanti vivessero o meno da soli. I dati legati a ospedalizzazioni, ricorso a servizi ambulatoriali, farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale (Ssn), esenzioni dal pagamento dei ticket su farmaci ed esami di laboratorio dell’intera popolazione piemontese sono registrati all’interno di database.

Il database creato per il programma di screening è stato collegato ai database sanitari regionali, utilizzando lo stesso algoritmo di crittografia per proteggere la privacy dei pazienti. In questo modo venivano tracciati coloro che eseguivano un test della glicemia o dell’emoglobina glicata o effettuavano una visita diabetologica nell’anno seguente. Venivano definiti come nuovi casi di diabete quelli associati alle prescrizioni di farmaci ipoglicemizzanti orali o di insulina, all’iscrizione nel registro dei pazienti esenti da ticket per diagnosi confermata di diabete o a dimissioni ospedaliere con una diagnosi di diabete.

Alla fine del percorso tutti i soggetti considerati a rischio ricevevano consigli sull’attività fisica e sulla corretta alimentazione e, in caso di Findrisc superiore a 12, erano reindirizzati al medico curante per ulteriori indagini. Più di metà della popolazione intervistata è stata considerata a rischio di sviluppare il diabete. Fumo, sovrappeso/obesità, inattività fisica sono più diffusi tra le persone meno istruite, tra cui sono quindi più frequenti sia l’incidenza che la prevalenza del diabete. Le farmacie del territorio sono risultate essere il contesto più appropriato per lo screening opportunistico del diabete di tipo 2, che può rivelarsi una risorsa di grande utilità per il Ssn.

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