rinnovo della convenzione«La bozza di proposta della SISAC in tema di trattative per il rinnovo della Convenzione hanno suscitato perplessità e dubbi non solo per il sottoscritto ma per l’intero Consiglio di presidenza». Tanto da aver fatto ritenere «opportuno riscrivere il testo, dando vita ad una controproposta di Federfarma. Nella quale però non viene in alcun modo affrontato il tema della remunerazione delle farmacie. Che, è stato spiegato, verrà discusso separatamente, disgiuntamente e successivamente alla sottoscrizione della convenzione».

Ad affermarlo è Leonardo Galatioto, presidente di Federfarma Trapani, che spiega di essere «contrario a tale approccio, che significa accettare supinamente il fatto compiuto». Il dirigente spiega infatti che «la SISAC, sia nella bozza di convenzione che nell’atto di indirizzo, immagina di remunerare le farmacie con una specie di DPC, senza nulla dire riguardo alle somme necessarie per l’acquisto dei farmaci da dispensare in regime di SSN. In pratica lasciando tale incombenza alle stesse farmacie, senza alcun compenso per l’anticipo del capitale. Ove ciò trovasse attuazione, l’effetto sarebbe mortale praticamente per tutte le farmacie d’Italia».

Ciò poiché se queste ultime «anticipano delle somme in favore del SSN, tali somme devono beneficiare di un compenso, che non va confuso col corrispettivo, ulteriore, per “l’atto professionale”, inteso come la sommatoria di tutto ciò che il “professionista farmacista” pone in essere, operando in vece del SSN, per garantire l’assistenza farmaceutica alla cittadinanza».
Per questo Galatioto propone che la remunerazione «opportunamente aggiornata, resti quella attualmente vigente». Sottolineando in particolare le questioni della «differenza tra i margini di remunerazione, al momento riservati alle farmacie, sui farmaci generici rispetto ai loro “originator“» (41% i primi, 33,35% gli altri)» e dell’applicazione sui farmaci a brevetto scaduto delle «trattenute previste dalla legge 662/96, mentre ciò non avviene per quelli il cui prezzo risulti omologato alle liste di riferimento».

Il presidente di Federfarma Trapani quindi accusa: «Chi negli ultimi 20 anni si è avvicendato ai vertici della nostra associazione» di aver mostrato «una spiccata “acquiescenza” verso la controparte pubblica». Vengono citate in questo senso la finanziaria del 1993 (governo Amato), quindi la legge 662 del 1996, per arrivare alla determina Aifa del 29.10.2004, che ha istituito il PHT, dando il via alla distribuzione diretta e alla DPC sui farmaci più innovativi, e provocando «il crollo dei ricavi e della sostenibilità economica delle farmacie». «Gli effetti pur pesanti degli sconti della legge finanziaria 1993 e della legge 662/96) – prosegue Galatioto – non si erano mostrati in tutta la loro virulenza fino alla data della determina AIFA, poiché le trattenute venivano compensate, almeno parzialmente, dal costante aumento del prezzo medio per ricetta SSN».

Invece, «oggi il valore medio per ricetta è di oltre il 40% inferiore rispetto a quello del 2005». Per questo il dirigente spiega di aspettarsi «che i rappresentanti nazionali del sindacato sottoscrivano la nuova convenzione col SSN solo ove la stessa presenti notevoli margini di miglioramento e non diventi il “colpo di grazia” per le farmacie che loro rappresentano e che dovrebbero tutelare».

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