enpaf riformaLa Federazione Nazionale Associazioni Farmacisti Non Titolari ha pubblicato, il 31 agosto 2015, un documento nel quale vengono riassunte le proposte dell’associazione di categoria in merito alla possibile riforma dell’Enpaf. La premessa avanzata dalla Conafsa è che le modifiche che saranno introdotte sul piano legislativo e regolamentare «non dovranno generare aggravi contributivi per i farmacisti non titolari».
«Si chiede alla Fofi – prosegue il documento – in qualità di rappresentante della categoria, di presentare una proposta di legge mirante all’abrogazione della legge che impone a farmacisti, nonché medici e veterinari, l’iscrizione all’ente previdenziale di categoria (senza distinguo tra liberi professionisti e dipendenti) risalente al 1946». Il riferimento è al decreto legislativo numero 233 del capo provvisorio dello Stato datato 13 settembre 1946, intitolato “Ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell’esercizio delle professioni stesse”. Inoltre, l’associazione domanda «uno studio di forme di restituzione dei contributi previdenziali versati o di ricongiunzione con Inps senza oneri aggiuntivi, per i farmacisti dipendenti che decideranno di lasciare l’Enpaf».
Altro punto sul quale batte la Conafsa è l’ipotesi di passare ad un contributo soggettivo minimo ridotto, quindi a quota fissa per i dipendenti che oggi pagano la riduzione dell’85%; che questo minimo non comporti aggravi rispetto all’attuale cifra della quota ridotta al 15%, e che questa nuova forma di contribuzione non venga trasformata in previdenza complementare con versamento del TFR. La federazione domanda poi «per tutti i disoccupati (iscritti all’ente prima e dopo il 2004) di poter pagare la quota previdenziale soggettiva di 1 euro, (come riduzione del contributo soggettivo minimo) senza limiti temporali e senza aggravi contributivi per gli altri iscritti», nonché «una drastica riduzione del contributo di solidarietà per tutti gli iscritti dipendenti (rendendo tale contributo un valore fisso all’interno di un eventuale sistema contributivo)».
Ancora, viene domandato un regime agevolato per le categorie a basso reddito (borsisti, parasubordinati, partite Iva, ecc.) e, al contempo, «l’abolizione dell’attuale meccanismo di penalizzazione dell’iscritto Enpaf in stato di disoccupazione prolungata oltre i 5 anni o non giustificata». Infine, la Conafsa chiede l’abolizione del meccanismo che determina la maturazione dell’anzianità professionale: «Ad oggi coloro che non riescono a stipulare contratti annuali superiori a sei mesi e un giorno, non avranno conteggiato l’anno come attività professionale e quindi lo perderanno in termini di anzianità professionale (ricordiamo che sono necessari almeno 20 anni di attività professionale e 30 di versamenti, per avere diritto alla pensione Enpaf)».

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