ricetta elettronicaGli obiettivi fissati dall’Agenda digitale del governo Monti prevedevano che le ricette in formato elettronico andassero a sostituire le rosse cartacee raggiungendo almeno il 60% nel 2013, l’80% nel 2014 e il 90% nel 2015. Come FarmaciaVirtuale.it ha raccontato in più occasioni, la tabella di marcia è ben lungi dall’essere stata raggiunta. Ma qual è nel dettaglio la situazione attuale? Lo abbiamo chiesto a Gianni Petrosillo, amministratore delegato di Promofarma Italia, la società di servizi di Federfarma.

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Dottor Petrosillo, a che punto siamo?

Siamo a buon punto, tutto sommato, anche se non abbiamo raggiunto il target dell’Agenda digitale. Questo non vuol dire però automaticamente che si è dormito: l’obiettivo prefissato era troppo ambizioso.

Quali sono le Regioni virtuose, e quali le ultime della classe?

Andando a dare le pagelle, vediamo che fino a settembre scorso i migliori erano i siciliani. Ora sono stati affiancati; è partito il Veneto, che ha fatto uno sprint formidabile e a questo gennaio era all’85% di ricette dematerializzate. In prima linea adesso, a dati di gennaio appunto, ci sono queste due Regioni e la Provincia autonoma di Trento, tutte sopra l’80%. Ben posizionate anche il Piemonte, al 72% di ricette elettroniche, la Basilicata (67%), e poi all’incirca pari merito tra Valle d’Aosta (57%), Emilia Romagna (55%), Campania (50%) e Friuli (48%). In coda ci sono le Regioni che vanno dallo zero al 20%; partendo dalle più alte: Abruzzo (19%), Marche (16%), Toscana (11%), Puglia, Liguria e Umbria intorno al 2%. La Lombardia a gennaio si attestava sull’1,5%, mentre a febbraio ha già raggiunto il 5%. All’inizio dell’anno erano invece ancora ferme realtà territoriali quali la Sardegna, la Calabria, il Lazio e la Provincia autonoma di Bolzano.

Quali sono gli orini di grandezza complessivi?

A gennaio la media nazionale di dematerializzazione è stata del 31,4%. Le ricette complessive sono state oltre 50 milioni, e tra queste le elettroniche erano 15,8 milioni.

Che problemi permangono ancora?

Le Regioni che hanno risultati medio-bassi sono tendenzialmente quelle che sono partite più tardi; per loro il problema è il ritardo nell’avvio, anche se bisogna dire che le velocità non sono le stesse. Realtà come il Veneto e la Sicilia sono passate a grandi risultati nel giro di pochi mesi. In Lombardia invece, per fare un altro caso, c’è un’esenzione che richiede l’autocertificazione del cittadino ricetta per ricetta; questa non poteva essere trasferita automaticamente sulla ricetta elettronica e quindi si è dovuto trasformare il tipo di esenzione. Le farmacie stanno raccogliendo le autocertificazioni col sistema informativo sociosanitario regionale, per far sì che il cittadino non debba più firmare tutte le ricette. Questo ha costituito un ostacolo importante alla dematerializzazione. E anche in Toscana ci sono state difficoltà per un problema analogo.

Qual è la sua previsione sull’estensione?

Se tutto funziona, dal momento in cui una Regione parte ci vogliono circa sei mesi per arrivare a dei buoni risultati. A fine 2015 dovremmo avere buona parte delle Regioni che sono partite dal 60% di dematerializzazione in su, anche quelle che ora sono in coda. Per le realtà ancora ferme è invece difficile fare previsioni, perché c’è tutto il lavoro da fare sul territorio, l’adattamento dei software gestionali, la formazione dei medici e dei farmacisti. E poi come sempre c’è distinzione tra Regioni che usano il sistema di accoglienza centrale Sac, ormai collaudato, e quelle che usano il regionale, il Sar. Avere il 100% di ricette elettroniche, ora come ora, è chimerico; magari sarà possibile tra qualche anno, quando si affineranno le tecnologie. L’obiettivo del 90% dell’Agenda digitale si potrebbe anche non raggiungere; se guardiamo a Regioni come la Sicilia e il Veneto, che hanno ottimi risultati, si vede che si sono assestate. Il fatto che da tempo non siano più cresciute può farci pensare che ci sia una certa quota di ricette fisiologica che non può essere fatta in modalità dematerializzata, ad esempio per le visite mediche a domicilio, o in aree non coperte da connessione.

I problemi con Internet permangono?

La connessione continua a rimanere un problema centrale; è uno degli aspetti che fa la differenza. Ci sono zone in diverse Regioni che sono ancora quasi scoperte.

Qual è il suo giudizio sull’efficacia della dematerializzazione, alla luce dei risultati fin qui raggiunti?

Dal punto di vista della farmacia è abbastanza chiaro un alleggerimento nella gestione della ricetta, che in forma elettronica è più sicura e tranquilla. Anche il controllo e la rendicontazione sono più agevoli. Similmente avviene per le Asl, che hanno una semplificazione a livello di verifica. I minori costi tangibili sono quelli dei controlli, mentre per contro c’è stato un costo di avvio e di implementazione dei gestionali. Per i risparmi derivanti da una migliore aderenza terapeutica occorrerà aspettare che partano dei progetti ad hoc sui controlli delle terapie, ma ci stiamo già lavorando.

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