ricetta elettronica farmaciaUna volta a regime, i vantaggi saranno molteplici, da un risparmio di risorse, tempo e burocrazia, a un miglioramento nel monitoraggio delle prescrizioni, dei percorsi terapeutici e della spesa farmaceutica. L’uso del futuro però è d’obbligo, perché se il target fissato dal governo Monti era di raggiungere il 60% delle prescrizioni dematerializzate entro il 2013, l’obiettivo per la ricetta elettronica è ancora là da venire. Il panorama lungo lo stivale è estremamente eterogeneo, tra lentezze locali nell’introduzione, problemi coi Sar, i diversi sistemi di accoglienza regionale, e con il sistema centrale di Sogei, che soprattutto a inizio anno hanno creato una levata di scudi da parte di Federfarma e una situazione di caos e allarme nei territori ormai avviati. A Regioni a regime, come la Val d’Aosta, la Basilicata e soprattutto la Sicilia, che ha registrato un boom di spedizioni online, fanno da contraltare Regioni ancora ferme o dove la sperimentazione è stata fallimentare. Tra gli avvii più prossimi la Toscana, ad esempio, che sta seguendo la formazione e dovrebbe partire a fine maggio con una fase pilota nella provincia di Empoli. Le Marche partono invece con la provincia di Pesaro; coinvolti circa duecento medici, poi la ricetta elettronica sarà estesa anche al resto del territorio regionale. Da metà gennaio una fase di sperimentazione è attiva anche in Piemonte, con 40 tra medici di medicina generale e pediatri di libera scelta delle province di Vercelli e Novara. Decisamente più consistenti, invece, i dati nella Provincia autonoma di Trento, dove la dematerializzazione è partita il 3 dicembre e l’assessorato alla Salute ha tracciato un bilancio dei primi tre mesi di prova, che può essere utile per farsi un’idea dei numeri. I medici di famiglia che utilizzano il nuovo sistema sono oltre il 93%, 422 su 456, e gli altri saranno operativi a breve. Il sistema è a regime per tutti i medici ospedalieri e tutte le 153 farmacie presenti sul territorio provinciale sono collegate telematicamente al sistema. La via scelta dalla Provincia prevede il consenso del cittadino, che può così ritirare le medicine presentando al farmacista anche la sola tessera sanitaria, con una completa dematerializzazione delle prescrizioni, mentre negli altri territori la ricetta rossa, almeno in questa fase, è stata sostituita da un promemoria cartaceo. In poco più di tre mesi sono stati circa 160 mila i trentini che hanno ritirato i farmaci con questa modalità, per un totale di oltre 400 mila ricette dematerializzate, a cui si aggiungono quelle con promemoria che sono state oltre 156 mila. Ogni giorno sono prodotte in media circa 12 mila ricette, per una stima di 4,5 milioni annue, di cui nel mese di febbraio circa il 53% in modalità completamente dematerializzata, percentuale che a marzo è salita al 60%.
Uno scenario, dunque, assolutamente disorganico quello che emerge tra le Regioni, dove si passa da un estremo di territori caratterizzati ancora dall’utilizzo esclusivo delle ricette rosse, a un altro quale la Sicilia, che in 5 mesi, dal settembre al gennaio scorsi, ha raggiunto i 12 milioni di prescrizioni elettroniche. Alla luce di ciò risulterà allora particolarmente avveniristica la prospettiva del governo per una validità a livello nazionale della ricetta digitale, erogata in qualsiasi farmacia della penisola. L’idea è che all’atto della spedizione il farmacista applichi il ticket in vigore nella propria Regione e le esenzioni eventualmente riportate dal prescrittore; la farmacia chiederà poi il rimborso della ricetta alla propria Asl, e a sua volta la Regione richiederà la compensazione interregionale. Ovviamente, perché ciò sia possibile, è necessario che le Regioni siano passate tutte alla prescrizione online, un futuro sul quale al momento risulta difficile fare previsioni.

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