Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) in corso di pubblicazione del nuovo governo «è l’ultima chiamata per restituire alle farmacie il senso vero del loro servizio a tutela della salute pubblica, enfatizzando il loro ruolo di presidi di prossimità più vicini al cittadino, attraverso autentici percorsi di integrazione con gli altri operatori e servizi della sanità territoriale. In una prospettiva di efficacia, efficienza, modernità e corretto uso delle risorse economiche». È in sintesi la posizione di Farmacieunite, sindacato territoriale alternativo a Federfarma, che ha diffuso un report in seguito a un consiglio direttivo con gli associati. Secondo la sigla, si tratta di «una chiamata alla quale la categoria tutta dovrà essere capace di rispondere. La campana sta suonando e, per chi non l’avesse ancora capito, sta suonando anche se non soprattutto per noi».

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Il ritorno delle Case della salute

Tra i diversi punti emersi a margine della riunione della sigla territoriale, la probabilità della riapertura delle case della salute: «Scorrendo la bozza del Pnrr – evidenzia Farmacieunite -, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, nome ufficiale di quello che i giornali per praticità chiamano Recovery plan – si scopre che tra i progetti per potenziare l’assistenza territoriale è prevista la creazione di nuove strutture (4280, per l’esattezza) chiamate “case della comunità”, con l’obiettivo di decongestionare gli ospedali e fornire assistenza sul territorio, aumentando a 1,3 milioni il numero di pazienti che ricevono cure a domicilio, offrendo oltre 36mila posti letto di degenza breve per ridurre i ricoveri in ospedale non indispensabili e ampliando al 75% della popolazione l’adesione agli screening per i tumori dell’utero e del colon».

Il mancato coinvolgimento dei professionisti sanitari

Inoltre, Farmacieunite manifesta disappunto per il mancato coinvolgimento delle professionalità della filiera sanitaria, tra cui medici, farmacisti, infermieri, associazioni di categoria, società scientifiche eccetera. Il “popolo della sanità”, puntualizza la sigla, «non è stato interpellato e non ha partecipato all’elaborazione della bozza: e questo è il primo grave errore che il futuro governo del Paese dovrà evitare nella inevitabile stesura di un nuovo e più adeguato Piano, con scelte che possano davvero risolvere i problemi (peraltro correttamente individuati) relativi all’aumento di patologie croniche non trasmissibili, dovute al progressivo incremento della popolazione anziana sul territorio».

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