previdenza farmacistiIl Presidente dell’Enpaf, Emilio Croce, interviene sul problema della disoccupazione precisando che il Consiglio di amministrazione dell’Ente, ben conscio della grave crisi occupazionale della categoria, ha cercato e continuerà a cercare tutte le soluzioni possibili, volte ad estendere il limite temporale previsto per poter beneficiare della riduzione contributiva, in caso di disoccupazione, per alleviare la posizione degli iscritti che si trovino in tale situazione da più di cinque anni.

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“Nel panorama delle Casse dei professionisti, – sottolinea Croce – solo per l’Enpaf la condizione di iscritto disoccupato assume rilevanza agli effetti contributivi. In buona sostanza, il Regolamento dell’Enpaf attribuisce dignità ad una condizione che, secondo la nostra stessa Costituzione, non può avere tutela previdenziale ma solo assistenziale”.

“Il Consiglio nazionale, – aggiunge Croce – su proposta del Consiglio di amministrazione, ha recentemente ridotto l’entità della contribuzione di solidarietà dal 3% all’1%, proprio per alleviare ulteriormente la posizione degli iscritti disoccupati. Non è stato possibile, allo stato, elevare il limite temporale per consentire il protrarsi dell’agevolazione contributiva per i disoccupati, in ragione del fatto che la copertura finanziaria dell’intervento richiede necessariamente un equilibrio nell’ambito del saldo previdenziale, costituito unicamente dalla differenza tra “entrate contributive” e “uscite per prestazioni”. Più specificamente, i Ministeri vigilanti, Economia e Lavoro, ci chiedono che a minori entrate contributive certe corrispondano o minori uscite per prestazioni oppure maggiori entrate contributive soggettive a carico di tutti gli iscritti. L’elevazione di un biennio del periodo temporale quinquennale ha un costo che, per il primo anno, può essere quantificato, sulla base delle proiezioni correnti, in circa 35 euro a carico di ciascun iscritto che versi la quota contributiva intera”.

“Il Consiglio di amministrazione – prosegue il Presidente dell’Enpaf – non si sottrarrà, ancora una volta, ai propri compiti nella ricerca di soluzioni volte a contemperare i diversi interessi, tenuto anche conto dei rilevanti interventi che l’Ente assicura in favore dei disoccupati in forza della propria sezione assistenza. Come classe dirigente, abbiamo altresì l’obbligo di individuare soluzioni al problema occupazionale. Tra l’altro, non so se questo costituisca finalmente uno spiraglio di luce rispetto allo stato di crisi in cui versa anche il nostro settore, ma recentemente abbiamo riscontrato un numero di disoccupati inferiore di circa il 10% rispetto a qualche mese fa. Ad oggi, il numero dei disoccupati iscritti è pari a 5.444 unità. Abbiamo una percentuale di disoccupati rispetto al numero complessivo degli iscritti (91.063) pari a circa il 6%. Numeri che rivelano uno stato di difficoltà anche per il nostro settore ma che sono ben lontani, per fortuna, da quelli che interessano, in generale, il nostro Paese”.

Osserva, infine, Croce – “non possiamo arrenderci all’idea che una categoria professionale riconosca sine die la disoccupazione involontaria e temporanea dei propri iscritti e che non abbia la forza, al proprio interno, di individuare soluzioni concrete che migliorino i livelli occupazionali, anche limitando il numero degli accessi alla professione. Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di riconoscere che la crescita numerica dei nostri iscritti non è compatibile con le prospettive occupazionali del settore e che, soprattutto, l’iscrizione ad un albo, oggi più che mai, non può prescindere dall’esercizio in concreto dell’attività professionale. L’Enpaf farà la sua parte, nella convinzione che da questa crisi si potrà uscire, insieme, con un ritrovato spirito di solidarietà all’interno della categoria”.

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