pharmaceutical-care-farmacia«Un modello di farmacia di comunità che non dispensa solo il farmaco e singoli servizi al cittadino, ma che prende in carico il paziente cronico in concertazione con il medico curante e che fa rete con gli attori della filiera». È questa la proposta di Federfarma Lazio, presentata a Roma nelle settimane scorse in occasione di Sanit, la decima edizione del Forum internazionale della salute. Un progetto che punta sulla pharmaceutical care come risorsa per la riforma della sanità.

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Il presupposto è la necessità di un cambiamento nel sistema sanitario, che accompagni le trasformazioni nei bisogni e nel quadro sociale, scanditi da un processo di progressivo invecchiamento della popolazione, dove gli under 20 già da qualche anno sono meno degli over 65. In questo scenario, caratterizzato dal peso crescente delle malattie cronico-degenerative e dal conseguente aumento della domanda di gestione delle cronicità e delle disabilità, secondo Franco Caprino, presidente di Federfarma Lazio, occorrerà passare dalla “sanità di intervento”, attrezzata per l’emergenza, il trattamento degli stati acuti e l’ospedalizzazione, a una “sanità di presenza e ascolto”, che dovrà soprattutto rispondere alla cronicità e ai bisogni di lungo-assistenza. Un passaggio teorizzato e sollecitato da anni, che ha come precondizione il far uscire la sanità dagli ospedali per sviluppare la dimensione territoriale dell’assistenza, attivando una rete integrata di collaborazione tra diversi professionisti e servizi. In questo nuovo quadro, spiega Caprino, «insieme ai medici di medicina generale le farmacie di comunità sono il nucleo fondante della sanità di prossimità. Non si può guardare a nuovi assetti senza i medici di medicina generale, senza le farmacie, senza le strutture territoriali delle Asl».

Diverse le ragioni, troppo spesso non considerate con il dovuto peso, che pongono la farmacia al centro di questo nuovo modello a cui tendere: la ramificata dislocazione sul territorio, «dove si entra senza bussare – sottolinea Caprino –, tutti i giorni, a ogni ora»; la conoscenza della situazione sanitaria dei cittadini della propria zona di pertinenza e la capacità di svolgere attività di counselling e di effettuare tempestive segnalazioni su eventuali interruzioni ingiustificate delle terapie; la disponibilità di attrezzature informatiche per condividere informazioni con i medici curanti e per inviare segnalazioni ai pazienti; il collegamento con le strutture del sistema sanitario che rende possibile condividere la gestione del paziente.

Da queste considerazioni nasce la proposta di Federfarma Lazio di una presa in carico da parte della farmacia di pazienti affetti da alcune patologie croniche e invalidanti, secondo numeri e modalità compatibili con la gestione delle diverse attività. Un ruolo per le farmacie già esperito in alcune sperimentazioni e ipotizzato anche dal Decreto legislativo 153 del 2009, che parla di dispensazione e consegna domiciliare di farmaci e dispositivi medici, di dispensazione per conto delle strutture sanitarie dei farmaci a distribuzione diretta e di vigilanza sull’aderenza alle terapie. «È già tutto scritto, o quasi, dal legislatore, che indica con precisione la direzione da seguire e la strada da percorrere», insiste Caprino, che guarda a un servizio farmaceutico territoriale dove la dispensazione del farmaco è solo uno dei momenti; un sistema integrato, in rete con il medico curante e gli altri presidi sanitari, che propone un pacchetto di assistenza in particolare sulle cronicità, si pensi al diabete, al Parkinson o alle malattie cardiovascolari, solo per fare alcuni esempi. Lo schema ipotizzato da Federfarma Lazio propone di individuare una patologia o alcune patologie, procedere con la selezione da parte dei medici di medicina generale e delle Asl dei pazienti da affidare alle farmacie e dei farmaci da utilizzare, aprire una “scheda terapeutica” nella farmacia di riferimento del paziente per monitorare la consegna e l’uso dei farmaci, e infine prevedere delle valutazioni del medico curante per verificare i risultati conseguiti e gli eventuali correttivi necessari.

Le ricadute possibili sarebbero in questo modo sia in termini di qualità della vita dei cittadini, sia in termini di prevenzione, aderenza alle terapie e contenimento dei costi. Basti pensare, come cita Caprino, alla ricerca recentemente condotta dall’Università di Tor Vergata in collaborazione con la Società italiana di medicina generale sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari con azioni mirate alla riduzione dei livelli di colesterolo, da cui risulta che, solo nel Lazio, migliorando l’aderenza ai trattamenti delle persone a rischio si sarebbero potuti risparmiare 320 milioni di euro nel 2008 e 340 nel 2010, che in prospettiva potrebbero diventare 450 milioni nel 2040. Il modello di ispirazione a cui guarda Federfarma Lazio è il Mur, Medicine use review, una pratica ormai comune nelle farmacie inglesi e avviata in via sperimentale in Italia dalla Federazione ordini farmacisti italiani, che affida alla farmacia il controllo sull’uso dei medicinali prescritti, rilevando le circostanze che possono portare alla non aderenza alla terapia e al suo fallimento, per arrivare a rimuoverle. Una prestazione in carico alle farmacie di comunità del Regno Unito già dal 2005, e regolarmente retribuita al farmacista.

S/C

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