«Dal mese di febbraio non sarò più operativa con la mia parafarmacia. Il bilancio è negativo, i numeri parlano chiaro, non mentono. A fine novembre 2018 nel mio quartiere apre una farmacia come da concorso Monti. Ho cercato l’incontro con i due nuovi soci titolari, offrendo loro collaborazione e proponendogli di rinunciare al mio pur di continuare a dare un servizio al quartiere, ai cittadini, un servizio che va al di là della vendita del farmaco, che rende unita la comunità e che della nostra professione ne fa oltre che un lavoro anche una missione. Ma dietro indicazioni del loro commercialista hanno scelto di aprire seguendo le linee guida delle farmacie (business?), scartando l’ipotesi di una collaborazione».

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In una lettera indirizzata al ministro della Salute Giulia Grillo e ai presidenti della Fofi e di Federfarma, Andrea Mandelli e Marco Cossolo, una titolare di parafarmacia ha annunciato così la decisione di gettare la spugna. La professionista ha quindi attaccato duramente, parlando di «confusione» tra i clienti a causa delle scelte dei titolari della nuova sede: «È questa la farmacia di domani? Una farmacia dove si pratica il sottocosto, dove si pensa al marketing e al commercio senza tener conto del servizio alla persona? Ed io che credevo che essere farmacista fosse una nobile professione». E quindi si chiede: «Che fine ha fatto quel barlume di speranza di una proposta di riordino del servizio farmaceutico che avrebbe dato un futuro agli esercizi di vicinato che vivono una condizione quotidiana di disagio e sono all’apice della disperazione? Vorrei esprimere una considerazione amara nei confronti di quelle sigle che dicono di rappresentarci e che, invitate ai tavoli istituzionali e di categoria per trovare una soluzione al problema delle parafarmacie, li abbandonano dimenticando le condizioni drammatiche di molti colleghi che come me stanno chiudendo uno ad uno». Il riferimento è al tavolo della Fofi, «l’unico vero ente che davvero rappresenta tutti i farmacisti». In questo senso, la farmacista spiega di essere «d’accordo con Cossolo quando afferma che è l’unico luogo in cui è possibile parlare lo stesso linguaggio, avere stessa professionalità e soprattutto dove la condivisione e il dialogo sono gli unici mezzi che possono portare alla risoluzione dei problemi».

«Resto dell’idea che l’unico modo per risolvere il problema è finirla con le parafarmacie. Liberalizzare la fascia C o avere servizi, creerebbe un problema ancora più grande. Ma sono convinta che alla fine il problema si risolverà da solo perché come me anche altri colleghi chiuderanno dopo essere arrivati allo sfinimento», l’amara conclusione della professionista.

In passato la stessa aveva scritto un’altra lettera nella quale raccontava la sua esperienza e i problemi ai quali era andata incontro. Nell’occasione – come riportato ai propri lettori da FarmaciaVirtuale.it – il ministro della Salute Giulia Grillo aveva risposto annunciando un confronto con tutte le parti.

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