officina italicaAnche in un periodo di crisi crescente per la farmacia come quello attuale non mancano gli esempi positivi di chi, mettendosi in gioco, è riuscito a mettere a frutto un’idea promettente trasformandola in realtà, anche lavorativa. È il caso di Officina Italica, startup di cosmesi farmaceutica nata dall’idea di tre giovani, due farmacisti e un biologo (per maggiori informazioni www.officinaitalica.it). FarmaciaVirtuale ha intervistato uno dei protagonisti di quest’avventura, il collega campano Giuseppe Fusco.

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Dr. Fusco, cos’è Officina Italica? Ci racconti com’è nata l’idea

Officina Italica è una linea cosmetica nata un anno fa circa grazie all’incontro con un collega farmacista, Matteo Dal Bosco, e un biologo molecolare, Tommaso Sansoni. Ci siamo conosciuti al Master in Scienza e tecnologia cosmetiche dell’Università di Ferrara e a partire dalla nostra provenienza da regioni diverse d’Italia è nata l’idea di realizzare questa linea cosmetica che privilegia appunto la territorialità e la qualità dei prodotti. Ogni cosmetico ha una connotazione regionale: al momento sono 9, per esempio una crema viso giorno anti-age al pomodoro campano, un latte detergente ai frutti di bosco trentini, una crema corpo emolliente con olio di oliva toscano. I prototipi sono stati messi a punto nel corso del 2013, a inizio 2014 è cominciata la produzione e la commercializzazione a metà di quest’anno. Per quel che mi riguarda, ho un’esperienza di 10 anni di laboratorio galenico insieme a mio fratello: quella è la stata la mia palestra, e da lì abbiamo avuto anche la possibilità di introdurre i prodotti in un buon numero di farmacie in Campania. Attualmente siamo presenti in sei regioni: Lazio, Toscana, Umbria, Veneto e Trentino, oltre alla Campania.

Quale è il vostro target di riferimento?

Ci rivolgiamo principalmente a donne tra i 30 e i 70 anni, ma c’è anche una referenza uomo, una crema anti-age che ha anche lenitivi dopobarba. Ha otto diverse azioni, dato che l’uomo in genere ricerca meno prodotti: abbiamo concentrato in uno unico più funzionalità. A livello di canale, invece, l’esclusiva è per la farmacia, per affidare i nostri prodotti al professionista farmacista; io derivo da questo mondo, e penso che la professionista del farmacista sia fondamentale per comprendere al meglio le qualità dei prodotti.

Da dove nasce l’idea di valorizzare componenti estratti da prodotti italiani?

Nasce dal fatto che molto spesso negli ultimi tempi i nostri prodotti, la nostra cultura e le tradizioni sono un po’ sottovalutati; noi, sia per la nostra provenienza territoriale diversa, sia per il proposito di difendere il Made in Italy, abbiamo voluto dimostrare che l’Italia ha tanto di buono, sia dal punto di vista dell’imprenditoria giovanile – la nostra età media è 33 anni –, sia dal punto di vista della scelta delle materie prime, che della produzione, che è tutta fatta qui. Ci piace definirci un “Made in Italy spinto”.

Quali difficoltà avete superato per poter arrivare al lancio dei prodotti e quali sono gli sviluppi futuri?

La difficoltà principale, che poi si è rivelata una risorsa, è stata la distanza tra noi, che è stata appunto anche un’opportunità: quella di renderci conto delle esigenze di territori differenti e di avere diverse aree dove lanciare il prodotto. Dal punto di vista commerciale, invece, la difficoltà maggiore è stata confrontarci con i colossi della cosmetica, ma considerando che siamo partiti da pochi mesi i risultati sono incoraggianti. Abbiamo in cantiere un prodotto che probabilmente uscirà la prossima primavera e valorizzerà una tipicità della Lombardia; si tratterà di una crema viso, ma manteniamo il riserbo sull’estratto territoriale caratterizzante…

Si parla sempre più spesso di disoccupazione dei giovani farmacisti, Officina Italica è un esempio che rimboccarsi le maniche porta a risultati; quale è la vostra ricetta e il vostro consiglio?

Sicuramente il momento non è semplice, soprattutto per la nostra generazione, ma non bisogna perdersi d’animo, cercando di mettere a frutto gli strumenti che ci vengono dati dal mondo universitario. Non bisogna cercare alibi nella crisi, ma sfruttarla per trovare stimoli; vederla come un’opportunità per mettersi in gioco, anche se è difficile.

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