Come è noto, diverse sigle della filiera del farmaco si sono rese promotrici dell’avvio di un tavolo ministeriale con l’obiettivo di studiare un modello di remunerazione per la filiera del farmaco. Tra gli interventi sul tema, quello di Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, associazione di categoria in rappresentanza delle farmacie pubbliche. In un editoriale diramato lo scorso aprile, il dirigente aveva evidenziato che «non esistono alternative», rispetto alla rosa di soluzioni al momento allo studio. Nello specifico, «è semplicemente irrealistico affermare che la riforma della remunerazione sia un non-problema e che invece ci si debba concentrare su una soluzione che preveda un contributo delle aziende farmaceutiche e della filiera distributiva, sul modello del pay-back, per ridurre il costo dei farmaci erogati a carico del Ssn, mantenendo invariato il prezzo al pubblico e riducendo il ricorso alla distribuzione diretta».

L’editoriale di Gizzi ha riacceso il dibattito sul tema, spingendo tra gli altri Donato Vinciguerra, farmacista territoriale, a mettere in luce alcuni punti raccolti da FarmaciaVirtuale.it. Uno dei primi aspetti considerati da Vinciguerra, ancor prima di valutazioni economiche, è quello relativo all’immagine che il paziente ha del farmacista. Nello specifico che «non viene visto – spiega – come un sanitario, ma come un negoziante laureato». A tal proposito il farmacista evidenzia che «quando il tornaconto e il fatturato sul farmaco era elevati, non abbiamo pensato – come per la medicina di base – ad integrarci nel Ssn, con il rischio di guadagnare meno, ma con una dignità professionale a valore aggiunto anche sui tavoli di trattative sindacali, per una funzione di sanitario applicato». Per questo motivo, commenta, «oggi non abbiamo la forza di tornare indietro, per una professionalità da riscrivere sulla base dei canoni di un sanitario specialista con pari dignità rispetto al medico e con competenze su tutto ciò che è farmaco o similare con un alto profilo scientifico ed elevata competenza».

Tuttavia, per andare in direzione opposta, Vinciguerra crede che «bisogna trasformare il negozio farmacia in un ambulatorio sanitario dove in massima parte si erogano i farmaci forniti dal Ssn a tornaconto professionale», contestualmente a «quelli non Ssn», distribuiti «con percentuale di ricarico della farmacia», a cui si aggiungerebbe poi «farmacia dei servizi», ove «l’attore principale è il farmacista con le sue specializzazioni o master di II livello». «Il paziente – conclude Vinciguerra – non vuole il farmacista commerciale. Vuole un sanitario che si interessi del malato, dei servizi, di prestare supporto per all’aderenza». Per fare questo, «bisogna pensare ad uniformare l’agibilità sanitaria in farmacia, rendere possibili vaccinazioni, la somministrazione di farmaci intramuscolo in caso di emergenza, la possibilità di regolare il regime alimentare per il paziente nello stato di benessere o quando è affetto da patologia, oltre a conseguire pharmaceutical care specialistica. Tutto ciò in modalità retribuita dal Ssn o – quando non possibile – dal paziente cliente».

© Riproduzione riservata