novartisSulla carta non è una performance eccellente quella centrata dall’industria farmaceutica Novartis nel corso del primo trimestre dell’anno, ma i dati vanno letti con attenzione e “ponderati”. Il colosso svizzero ha infatti registrato un calo dei ricavi netti del 6%, a quota 2,3 miliardi di dollari. A pesare, la diminuzione del contributo in arrivo dalle imprese associate, ma soprattutto gli effetti monetari: a tassi di cambio costanti, infatti, il risultato sarebbe positivo (nell’ordine del 9%).
A riferirlo è l’agenzia di stampa finanziaria Awp, che spiega come la questione valutaria abbia avuto un peso anche sugli altri indicatori: l’EBIT (Earnings Before Interests and Taxes, margine operativo pre-tassazione e interessi) ha segnato un calo ufficiale dell’1%, ma a tassi costanti è cresciuto del 15%, mentre il fatturato – che ha toccato quota 11,93 miliardi di dollari – è calato del 7%, ma avrebbe segnato una crescita del 3% sempre a tassi costanti.
In ogni caso, va detto che i risultati sono inferiori rispetto alle attese degli analisti, che avevano indicato nelle scorse settimane un fatturato a 12,56 miliardi di dollari. La divisione Pharmaceuticals ha registrato in particolare un valore di 7,10 miliardi (-9%, che torna +1% a tassi costanti). Tale cifra comprende anche i nuovi asset oncologici acquisiti nello scorso mese di marzo da GlaxoSmithKline, che hanno contribuito da soli per 0,2 miliardi. Dalla divisione oftalmologica sono invece arrivati 2,60 miliardi, mentre i generici Sandoz hanno garantito 2,20 miliardi. In generale, i volumi di vendite sono cresciuti del 9%, controbilanciati da 8 punti percentuali di calo provocato dalla concorrenza dei generici: la pressione si è fatta importante soprattutto negli Stati Uniti sui prodotti Diovan, Exforge e Vivelle-Dot.
La direzione dell’azienda ha confermato le previsioni per il 2015: «Siamo sulla buona strada per realizzare i nostri obiettivi», ha dichiarato il direttore generale Joe Jimenez in un comunicato.

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