Più di 7mila firme in dieci giorni e non è poco, ma potrebbero non bastare. È il risultato ottenuto dalla petizione “No Enpaf Obbligatorio”, rivolto al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al fine di intervenire contro il doppio obbligo previdenziale dei farmacisti. Il primo, relativo al versamento delle quote verso l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), il secondo, verso l’Ente nazionale di previdenza e di assistenza farmacisti (Enpaf). «Non è giusto che un titolare di parafarmacia debba pagare la stessa quota di un titolare di farmacia, quando quest’ultimo ha un fatturato molto maggiore», ha spiegato Claudio, farmacista tra i firmatari dell’iniziativa. Secondo Claudia invece «trovo che sia ingiusto dover pagare delle cifre astronomiche per poter esercitare la proprio professione con la promessa di un contributo pensionistico che (se ci sarà) sarà ridicolo». «Non è democratico – spiega Alessandro – obbligare professionisti a pagare un doppio contributo. Deve rimanere una libera scelta. Ente creato per arricchirsi dei soldi altrui e garantire un fondo pensionistico ai titolari di farmacie che possono versare fino a 3 volte la quota ! Neanche fossimo liberi professionisti! Siamo lavoratori dipendenti».

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«Oggi – si legge nel testo delle petizione – i farmacisti dipendenti (paga base lorda di 10,40€/ora) sono costretti ad un doppio obbligo previdenziale. Devono pagare Inps e anche Enpaf. La cosa più assurda riguarda i disoccupati, che sono costretti a cancellarsi dall’albo perché impossibilitati a pagare 2280 euro di quota contributiva dopo 5 anni di disoccupazione. Oppure la drammatica situazione dei borsisti, dei professionisti con partita iva e dei titolari di parafarmacia, che sono obbligati alla quota intera di 4559 euro indipendentemente dal reddito percepito». Da qui, le richieste all’attenzione del ministero: «Contribuzione Enpaf facoltativa per i farmacisti dipendenti che già possiedono altra previdenza obbligatoria e per i disoccupati iscritti all’albo», «possibilità di restituzione dei contributi previdenziali Enpaf per quei farmacisti che avendo altra previdenza obbligatoria opteranno per la cancellazione da Enpaf, nonché di quelli silenti», ed infine «contribuzione Enpaf legata al reddito e non più a quota fissa per i farmacisti liberi professionisti che hanno questo ente come previdenza di primo pilastro, borsisti compresi».

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