La petizione «No Enpaf obbligatorio per farmacisti dipendenti e disoccupati» avviata dal comitato “Farmacisti non titolari di farmacia» ha raggiunto e oltrepassato le 10mila firme. A darne notizia sono gli stessi promotori dell’iniziativa, i quali spiegano che questo traguardo deve essere di buon auspicio per ulteriori passi concreti utili al raggiungimento degli obiettivi preposti. «I farmacisti dipendenti (paga base lorda di 10,40€/ora) – aveva spiegato il comitato promotore, in occasione del lancio della petizione – sono costretti ad un doppio obbligo previdenziale. Devono pagare Inps e anche Enpaf. La cosa più assurda riguarda i disoccupati, che sono costretti a cancellarsi dall’albo perché impossibilitati a pagare 2280 euro di quota contributiva dopo 5 anni di disoccupazione. Oppure la drammatica situazione dei borsisti, dei professionisti con partita iva e dei titolari di parafarmacia, che sono obbligati alla quota intera di 4559 euro indipendentemente dal reddito percepito».

Per questo motivo, il comitato ritiene necessario andare in direzione della «contribuzione Enpaf facoltativa per i farmacisti dipendenti che già possiedono altra previdenza obbligatoria e per i disoccupati iscritti all’albo», oltre che alla «possibilità di restituzione dei contributi previdenziali Enpaf per quei farmacisti che avendo altra previdenza obbligatoria opteranno per la cancellazione da Enpaf, nonché di quelli silenti». Inoltre, tra le richieste del gruppo di lavoro, quello della «contribuzione Enpaf legata al reddito e non più a quota fissa per i farmacisti liberi professionisti che hanno questo ente come previdenza di primo pilastro, borsisti compresi». Oltre alla petizione, il comitato aveva promosso lo scorso aprile una manifestazione a Roma. I farmacisti scesi in piazza avevano chiesto a gran voce «a chi ci governa di mettere fine a questa grave ingiustizia che subiamo ormai da decenni», ovvero «l’obbligo di pagamento di una seconda contribuzione».

© Riproduzione riservata