abocaValentino Mercati, presidente di Aboca – azienda agro-farmaceutica che coltiva mille ettari di terreno in regime “bio” al fine di produrre medicinali – ha ribadito il proprio punto di vista sul futuro dei farmaci biologici nel corso di una lezione tenuta presso l’università di Pavia. Il numero uno dell’impresa – i cui laboratori e stabilimenti produttivi sono situati a Pistrino, in provincia di Perugia – ha spiegato, secondo quanto riferito dal quotidiano locale La Provincia Pavese, che «la nuova frontiera per la cura delle malattie sta nei farmaci biologici. Parlo di farmaci derivati dalla natura che siano veramente “bio”. Niente a che vedere con il biotech che utilizza prodotti geneticamente modificati: quelli a cui mi riferiscono sono prodotti naturali di cui conosciamo bene gli effetti, ma che utilizzando le potenzialità offerte dalle nuove scoperte scientifiche e tecnologiche possono diventare sostanze complesse lontanissime dall’idea di decotto di un tempo».
Tuttavia, la coltivazione biologica, sia essa destinata alla produzione di beni alimentari che di piante curative, necessita di una nuova regolamentazione in Italia, che sappia incentivare l’innovazione e la sostenibilità ecologica. Già nel mese di ottobre del 2014, infatti, lo stesso Mercati era intervenuto ad un convegno organizzato ad Arezzo e dedicato al problema delle conseguenze sulla salute derivanti dall’uso pesticidi in agricoltura. In quell’occasione – riferiva il quotidiano La Stampa – l’imprenditore aveva spiegato che la situazione oggi è paradossale, con il principio “chi inquina paga” che risulta di fatto in molti casi rovesciato: «Sono spesso gli agricoltori e le aziende più virtuose a dover sostenere i costi di certificazione e mille altri oneri burocratici e amministrativi in più, rispetto ai produttori convenzionali che arrecano danni alla collettività e, nonostante ciò, possono permettersi di essere più competitivi (e dunque appetibili) in termini di prezzi finali».

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