Le associazioni in rappresentanza dei distributori intermedi operanti in Italia chiedono maggiori tutele affinché si possa risolvere il «rompicapo delle mascherine». Ciò attraverso una lettera siglata dai presidenti di Adf, Alessandro Morra, e Federfarma Servizi, Antonello Mirone. Più nel dettaglio, le sigle si rivolgono al commissario Arcuri e al governo «per sgombrare il campo dai dubbi e dalle incertezze circa i termini operativi che dovranno applicarsi in relazione all’ordinanza n. 11 del 26 aprile del commissario Straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19». Come è noto, infatti, il provvedimento ha suscitato diverse reazioni nella filiera del farmaco.

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In merito al problema, le sigle evidenziano che «la misura stabilisce senza possibilità di esaurimento delle scorte, un prezzo massimo di vendita al consumo delle mascherine chirurgiche praticato dai rivenditori finali che non può essere superiore, per ciascuna unità, ad € 0,50, al netto dell’imposta sul valore aggiunto».

Le stesse definiscono tale importo «un valore del tutto fuori dalla realtà», visto che «il costo d’acquisto e/o importazione in Italia è di gran lunga superiore al prezzo massimo di vendita previsto dal provvedimento». «Dall’inizio dell’emergenza – proseguono le sigle – è stato evidente il senso di responsabilità dimostrata sul campo da parte della distribuzione farmaceutica che oltre ad assicurare con tempestività la consegna dei farmaci in molte regioni ha provveduto gratuitamente alla distribuzione delle mascherine fornite dalla Protezione civile e dalle autorità regionali alle farmacie per la successiva distribuzione ai cittadini».

«Al contrario – si legge nella nota -, le misure messe in campo dal Commissario Straordinario penalizzano irragionevolmente i distributori farmaceutici che hanno investito ingenti risorse per il reperimento delle mascherine per assicurarne la distribuzione ai farmacisti senza che ci fossero fenomeni noti di speculazione sui prezzi». Dunque, l’appello delle sigle: «È urgente rivedere i termini di applicazione delle disposizioni in relazione al prezzo delle mascherine, onde evitare ricadute negative sulla disponibilità di uno strumento che la misura dell’ordinanza stessa definisce “beni strumentali utili a fronteggiare l’emergenza” e, quindi, beni di primaria necessità” e consentire alla distribuzione intermedia di continuare a svolgere il suo ruolo di servizio pubblico essenziale».

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