
Il presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani, Andrea Mandelli, è intervenuto in audizione presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera, presieduta da Roberto Ciocchetti, per esprimere le valutazioni sulla Delega alle Professioni Sanitarie. Nel suo intervento, Mandelli ha sottolineato l’assoluta necessità di procedere celermente nell’iter parlamentare della delega, definendo la riforma del 2018 ormai superata. L’ex senatore, che fu tra i promotori di quella normativa, ha osservato come la pandemia abbia radicalmente stravolto il rapporto tra professionisti della salute e sistema sanitario, accentuando problematiche allora non previste. Mandelli ha messo in luce come «carenza, della crisi del personale, della scarsa attrattività delle professioni sicuramente non possono essere risolto dalla delega, ma sicuramente possono avere un impulso per cercare di riuscire a invertire una rotta che in un Paese che invecchia».
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Sussidiarietà del sistema disciplinare
Un primo ambito di intervento indicato da Mandelli riguarda il principio di sussidiarietà, in particolare «alcune funzioni potrebbero essere delegati in maniera più veloce agli ordini professionali, sollevando il Ministero di alcune competenze ma rendendo ancora più veloce quindi le dinamiche di una società che acquista velocità di giorno in giorno e che noi dobbiamo cercare di tenere il passo».
Funzionamento del sistema disciplinare
Un altro nodo cruciale affrontato è il funzionamento del sistema disciplinare, rimasto inattuato rispetto alle previsioni della legge Lorenzin. Per Mandelli, l’attuale meccanismo, che prevede il doppio grado di giudizio presso la Commissione di etica e di profilo professionale sanitario (Ceps), risulta inefficace e paradossale. Il presidente ha portato l’esempio di come sanzioni per infrazioni minori vengano applicate, mentre per reati gravi il ricorso alla Ceps spesso blocca il procedimento, generando frustrazione tra i colleghi e riducendo l’autorità dell’Ordine.
Limiti di mandato e riforma del sistema Ecm
Mandelli ha poi sollevato preoccupazioni riguardo alle norme introdotte dalla legge Lorenzin che impongono un limite temporale per l’esercizio delle cariche negli Ordini, come presidente, vicepresidente o segretario. Secondo l’analisi del Presidente, la limitazione, unita alla disaffezione alla partecipazione già registrata dopo le pressioni della pandemia, rischia di decapitare gli organi dirigenti di tutte le professioni sanitarie, mettendo in difficoltà la gestione di enti complessi.
Il contributo dei professionisti all’Agenas
L’ultima parte dell’intervento è stata dedicata al sistema di Educazione continua in medicina (Ecm). Mandelli lo ha definito anacronistico e non più funzionante, sostenendo che sia inutile nascondersi dietro atteggiamenti non sentiti dalla base. Ha criticato il fatto che il sistema viva su un contributo economico dei professionisti, quantificato in 20 milioni di euro all’anno per l’Agenas, proponendo sgravi fiscali per chi eroga formazione gratuita. Ha infine auspicato un cambio di metodo didattico, privilegiando la formazione sul campo e lo scambio interprofessionale nella filiera, ad esempio tra medico e farmacista, rispetto a corsi frontali ormai superati. Si rimanda al video integrale dell’audizione disponibile a questo collegamento.
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