ordini professionali«Collegi e ordini professionali devono adeguarsi in tutto e per tutto alle norme sulla trasparenza e sulla prevenzione della corruzione, secondo quanto previsto da una delibera dell’Autorità nazionale Anticorruzione. La sentenza pronunciata dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio il 24 settembre scrive la parola fine alla controversia che ci ha visti a lungo impegnati su questo fronte». A dichiararlo sono i parlamentari del Movimento 5 Stelle, in una nota del 29 settembre 2015 nella quale aggiungono come a loro avviso, contro tale impostazione «la lobby degli ordini professionali abbia esercitato una fortissima resistenza, sia in Parlamento che in altre sedi, facendo scomodare insigni costituzionalisti ed ex ministri per perorare la loro causa, attraverso appositi pareri».
I deputati e senatori grillini spiegano che «i giudici amministrativi hanno ritenuto infondato il ricorso presentato dal Consiglio nazionale forense e dagli ordini provinciali contro la delibera del dottor Cantone, affermando che il carattere pubblico di ordini e collegi deriva dalla natura di tributo della tassa obbligatoria per gli iscritti e dalla destinazione pubblica delle risorse». In altre parole, il fatto che gli appartenenti agli ordini professionali siano obbligati a versare una quota di iscrizione che assume i caratteri del tributo, rende tali organismi “enti di diritto pubblico”.
«Questa sentenza – aggiungono i parlamentari del M5S – smentisce completamente la decisione presa lo scorso aprile dalla Giunta per le elezioni e immunità del Senato, alla quale il Movimento 5 Stelle aveva chiesto di pronunciarsi rispetto all’incompatibilità di quattro senatori che, oltre al ruolo di parlamentari, ricoprivano anche quello di presidenti o vice presidenti di ordini professionali». Tra i parlamentari oggetto della richiesta grillina figuravano anche Mandelli e D’Amborsio Lettieri, rispettivamente presidente e vice della Federazione degli Ordini farmacisti italiani. «Accogliendo il parere della senatrice Pezzopane – concludono i parlamentari del M5S – la Giunta aveva salvato i senatori-presidenti, che nei primi due anni di legislatura hanno potuto incassare doppie e, in taluni casi, triple indennità. Ma ora agli ordini non resta che adeguarsi rapidamente alla legge».

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