
La Società italiana di nutrizione umana (Sinu), con un documento a cura del suo consiglio direttivo, ha analizzato le Linee guida alimentari statunitensi per il periodo 2025-2030. Le linee guida dietetiche, spiega la Sinu, sono strumenti concepiti per rispondere a specifiche criticità dei consumi di una popolazione, tenendo conto di cultura, tradizioni e risorse locali per essere praticabili. Pur incorporando evidenze scientifiche internazionali, sono quindi principalmente riferite al contesto nazionale per cui vengono redatte. L’edizione americana 2026 parte dalla constatazione di abitudini alimentari poco salutari negli Usa, caratterizzate da un consumo elevatissimo di alimenti pronti, conservati e zuccheri aggiunti, in un contesto sociale con scarsa cultura della cucina domestica, per un ritorno al cibo “naturale”.
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Aumento proteico discutibile e piramide capovolta
Uno degli aspetti più rilevanti delle linee guida è l’inversione della tradizionale piramide alimentare. La scelta si basa sulla considerazione che il modello precedente, con i cereali alla base, non abbia impedito il peggioramento dello stato di salute della popolazione americana, dove sovrappeso, obesità e prediabete sono molto diffusi. Il cambiamento cardine è un sostanziale incremento della quota proteica raccomandata, con enfasi fonti di origine animale. La Sinu ha osservato che le raccomandazioni suggeriscono un apporto proteico giornaliero dal 50 al 100 per cento superiore al minimo precedentemente indicato, uniforme per tutte le categorie di adulti. Secondo la società scientifica italiana, manca una chiara distinzione sulla qualità delle diverse fonti proteiche, nonostante le evidenze scientifiche continuino ad associare proteine vegetali e pesce a esiti di salute più favorevoli rispetto alle diete ricche di carne rossa. Inoltre, la critica all’insuccesso delle linee guida precedenti appare poco sostanziata, considerando che, come riportato negli stessi documenti di accompagnamento, solo una piccola percentuale della popolazione le ha effettivamente adottate.
Criticità sui grassi, omissioni ambientali e dubbi metodologici.
Un’altra critica mossa dalla Sinu riguarda la liberalizzazione del consumo di grassi di origine animale, definiti “salutari” nello schema. La società scientifica ricorda che le attuali evidenze indicano come un maggiore apporto di grassi saturi aumenti il carico aterogeno complessivo, motivo per cui le principali linee guida internazionali ne raccomandano la limitazione. Viene rilevata una contraddizione tra l’indicazione e il limite del 10% di energia da grassi satri raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità, limite che risulterebbe di difficile applicazione seguendo le direttive Usa. La Sinu segnala inoltre una mancanza di chiarezza nella rappresentazione grafica a piramide e l’assenza di considerazioni sull’impatto ambientale e socioeconomico delle raccomandazioni, omissione considerata problematica. La società cita il commento dell’American society for nutrition (Asn), che ha sottolineato l’importanza di commissioni indipendenti e procedure di revisione standardizzate per l’elaborazione di tali documenti, nonché la necessità di politiche di supporto per renderli efficaci. La Sinu conclude esprimendo preoccupazione che la diffusione mediatica del modello, senza adeguate spiegazioni, possa influenzare negativamente le scelte alimentari in Italia, vanificando gli sforzi di promozione di modelli salutari come la Dieta Mediterranea.
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