Il responsabile del gruppo di lavoro sull’apparato respiratorio della Società italiana di farmacologia (Sif) Bruno D’Agostino, docente di Farmacologia presso il dipartimento di Scienze e tecnologie ambientali, biologiche e farmaceutiche (Distabif) dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, ha mostrato soddisfazione a margine della pubblicazione di uno studio sul New England Journal in cui i ricercatori hanno dimostrato la presenza di un mix di inquinanti nelle placche aterosclerotiche e il relativo impatto sulla salute, considerata la pericolosità e il peggioramento del rischio di infarto rispetto a coloro con placche ma senza inquinanti.

[Se non vuoi perdere tutte le novità iscriviti gratis alla newsletter di FarmaciaVirtuale.it. Arriva nella tua casella email alle 7 del mattino. Apri questo link]

Sinergia tra competenze provenienti da settori diversi

Come sottolineato dalla Società italiana di farmacologia, «la presenza fisica presso il dipartimento di Scienze e tecnologie ambientali, biologiche e farmaceutiche (Distabif) dell’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli” del gruppo di lavoro formato dai farmacologi Giuseppe Spaziano, Davida Mirra e Renata Esposito, coordinati da Bruno D’Agostino, ha permesso di collegare e fare da ponte tra il mondo dei clinici, della farmacologia, della fisica e della chimica ambientale. La sinergia tra competenze provenienti da settori diversi (apparentemente lontani) che si intrecciano tra loro è stata fondamentale per raggiungere questa pietra miliare ed è stata fonte di ispirazione, innovazione, creatività e sviluppo».

Aumento di almeno due volte del rischio di infarti, ictus e mortalità

D’Agostino ha precisato che «le placche aterosclerotiche “da inquinamento” sono esposte a rottura con un aumento di almeno due volte del rischio di infarti, ictus e mortalità rispetto a placche aterosclerotiche in cui non siano presenti le micro e nanoplastiche. La nostra presenza presso il Distabif ha reso possibile l’integrazione di diverse expertise». Secondo D’Agostino «il nostro studio è il primo che associa la contaminazione da plastica alle malattie umane. Se confermati da altri studi e su popolazioni più numerose, i nostri dati avranno un impatto drammatico sulla salute cardiovascolare perché mostrano che le placche aterosclerotiche “da inquinamento” sono anche più infiammate della norma».

Contaminazione da plastiche molto diffusa

Il docente ha poi ricordato che «la contaminazione da plastica dei tessuti umani non è unica, ma è molto diffusa. Studi precedenti hanno già mostrato come le micro e nanoplastiche possano arrivare in diversi organi e tessuti del nostro corpo, tra cui la placenta, il latte materno, fegato e polmoni, compresi i tessuti cardiaci. Tuttavia, la presenza di plastica nelle placche aterosclerotiche umane è sorprendente e fornisce soprattutto prova inedita della loro pericolosità sulla salute cardiovascolare rendendole un nuovo, importante fattore di rischio di cui tenere conto. L’unica difesa che abbiamo a disposizione, è la prevenzione, riducendo la produzione di plastica. Tutti i cittadini devono prendere coscienza dei rischi che corriamo con il nostro stile di vita. Ognuno di noi, nel suo piccolo, potrebbe iniziare a usare meno plastica e orientare le proprie scelte quotidiane verso altri materiali».

© Riproduzione riservata

Non perdere gli aggiornamenti sul mondo della farmacia

Riceverai le novità sui principali fatti di attualità.

Puoi annullare l'iscrizione con un click. Non condivideremo mai il tuo indirizzo email con terzi.