Di cosa ha veramente bisogno la farmacia italiana? Quali opportunità deve coltivare per un futuro all’insegna dello sviluppo e della sostenibilità? In che modo la farmacia italiana può evitare la scomparsa dal territorio? FarmaciaVirtuale.it riceve e pubblica integralmente la lettera di Raffaele La Regina, farmacista territoriale in San Rufo, Salerno, il quale ha tracciato un quadro su cosa necessiti la farmacia italiana alla luce dei numerosi cambiamenti che in pochi anni hanno radicalmente trasformato un’attività tradizionale in un’impresa a forte slancio innovativo che ciò nonostante in molti casi resta ferma al palo.

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La lettera di Raffaele La Regina

«Ogni giorno, appena apriamo la posta elettronica, siamo inondati da email che propongono ricette magiche per le nostre farmacie: arredatori, consulenti, società di servizi, agenzie di social media management e chi più ne ha più ne metta.

Da sempre ho pensato che ognuno debba svolgere il proprio lavoro ed è per questo che è impensabile voler gestire in autonomia quello che potrebbe essere fatto in modo più efficace ed efficiente da chi lo fa per mestiere, quindi ben vengano queste proposte.

Però… la farmacia italiana si trova ad un punto di stallo e nessuna ricetta proposta quotidianamente via email può aiutarla ad uscirne fuori.

Basti ricordare i negozi di vicinato che vendevano televisori. Ce n’era uno anche nel mio piccolo paese, San Rufo, in provincia di Salerno. Era bellissimo per me che fin da piccolo ero appassionato di elettronica: rappresentava il paradiso.

Poi ha aperto un maxi-store in un paese vicino più grande ed il piccolo esercizio di vicinato ha chiuso. Non era sostenibile la concorrenza.

Oggi ha chiuso anche il maxi-store perché più nessuno compra elettronica nel mondo fisico, ma preferisce farlo online e ricevere direttamente i prodotti ordinati a casa.

Questo per evidenziare in che modo, un comparto del mercato retail – in cui si configura anche la farmacia – si sia trasformato nel tempo.

Siamo certi che questo processo evolutivo non travolgerà prima o poi anche la farmacia e i farmacisti? Ora ci troviamo alla fase dell’esercizio di vicinato, come quello che vendeva televisori nel mio paesino.

Domani aprirà un maxi centro polidiagnostico, dove al termine della visita specialistica verranno erogati anche i farmaci e, probabilmente, acquistando una polizza sanitaria, saranno i medicinali rimborsati.

Un giorno non ci sarà nemmeno più il bisogno di andare dal medico di famiglia per ottenere la prescrizione.

Passerà tempo e l’erogazione dei farmaci ai pazienti cronici che oggi rappresenta il 70% delle prescrizioni in regime Ssn verrà gestita da un sistema di intelligenza artificiale e da “dispensatori intelligenti” che monitoreranno assunzione e consumi.

Non è fantascienza: chi investe nel settore e-Health sa benissimo quanto impegno ci sia, perché si tratta di un settore con elevati Compound annual growth rate (Cagr).

Quindi, a fronte di tutto ciò, si crede ancora alla storiella della “formula magica” per aumentare gli utili in farmacia? Eppure, la “formula magica” esiste ma non è una di quelle che ci arrivano ogni giorno sulla email.

Quali sono gli ingredienti necessari?

1. Formazione. È triste dirlo, ma la formazione nel nostro settore è ferma all’esame di farmacologia. È questo il vero motivo per cui molti farmaci non vengono fatti passare attraverso le farmacie territoriali.

Quali sono le cause? Un percorso universitario vetusto e una formazione continua (Ecm) poco vincolante, nonostante i provvedimenti recenti.

2. Spirito di sacrificio. Ogni giorno nessuno ha più la voglia di rimettersi in gioco, per ogni opportunità si fa prima a trovare i problemi piuttosto che modi per poterla cogliere.

3. Intraprendenza. Oltre al sacrificio, sembra che non ci sia proprio la voglia di affrontare il nuovo, l’ignoto.

4. Coraggio. Esatto, non c’è il coraggio di acquisire nuove competenze, di avventurarsi in nuove sfide.

5. Comunione. Solo mettendosi in rete le farmacie possono vincere le sfide che l’aspettano

A questi cinque ingredienti, vanno aggiunti poi i servizi della famosa “Farmacia dei Servizi”.

Leggo sui gruppi social di categoria, ogni giorno, la demonizzazione dei servizi.

Perché si è arrivati ad odiarli? Quando sono stati introdotti si pensava che bastasse un cartello con l’elenco dei servizi svolti per venderli come se non ci fosse un domani.

Ragionando in questo modo gli investimenti sono diventati perdite e i dispositivi utilizzati dei veri e propri “cadaveri” Il nostro core professionale è e resterà il farmaco, tuttavia i servizi sono un supporto ancillare per realizzare il vero monitoraggio dell’aderenza terapeutica.

Detto ciò, riserviamoci un pomeriggio per una passeggiata in riva al mare o in montagna, in un posto a noi caro e riflettiamo su dove siamo ora come farmacie territoriali e dove vogliamo arrivare. Siamo nel bel mezzo di una tempesta, sta a noi scegliere se rimettere i remi in acqua e remare con tutta la forza che abbiamo o lasciarci trascinare dalla corrente.

Voglio remare, con tutto me stesso e fino allo sfinimento, perché un giorno, nel caso in cui trovassi moglie per la gioia di mia Madre e dovessi avere un figlio, vorrei raccontare, con l’orgoglio negli occhi, del coraggio che ha avuto la nostra categoria professionale nel guidare il futuro e non, con volto basso e malinconico, di quanto bella fosse la nostra professione prima di essere stati rasi al suolo da un pc ed un servizio logistico».

Raffaele La Regina
Farmacista in San Rufo (SA)

© Riproduzione riservata

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