f-mail-franco-caprinoIeri sera ho assistito alla desolante e deprimente performance di un “collega” romano che – con piglio quasi garibaldino – allo scopo di motivare l’altissimo prezzo richiesto per la vendita della sua farmacia, illustrava a un possibile acquirente dell’esercizio (in realtà un inviato della trasmissione Le Iene sotto mentite spoglie) le sue gesta di imprenditore furbissimo.

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Tanto furbo, pensate!, da confidare a un tizio che incontrava per la prima volta una sequela di notizie di reato, prima tra tutte quella di praticare con assiduità e su scala seriale il comparaggio, preferibilmente con medici “capsulari”, ovvero quelli che prescrivono preparazioni galeniche, considerate dal mentecatto in questione il non plus ultra in materia di opportunità lucrative.

Inutile dire che l’associazione dei titolari di Roma – sentito anche l’Ordine professionale, che mi risulta stia già avviando adeguate iniziative al riguardo – non lascerà nulla di intentato per fare luce su una storia che, sulla base delle prime risultanze, può essere definita con un solo aggettivo: squallida. Ed è ancora più inutile fare le solite e stucchevoli giaculatorie sulle mele marce in un cesto di frutti sani, che lascerò volentieri agli esternatori di professione: ne abbiamo tanti, nella nostra categoria, vogliosissimi di parlare anche quando non hanno nulla da dire.

Io so solo che non ho mai sentito, in tutta la mia vita, dichiarazioni rilasciate in casi analoghi da Associazioni di categoria per marcare l’estraneità dai comportamenti di un collega licenzioso. Può essere ovviamente che io mi sia distratto, ma sono quasi certo di non averle sentite, quelle dichiarazioni, per il semplice motivo che i comportamenti di ciascuno rientrano nella sfera della responsabilità individuale e non chiamano in causa una intera categoria.

Vale ovviamente anche per noi. In casi simili, la categoria ha solo una strada da percorrere e un dovere da compiere, che non è davvero quello di giustificarsi, ma di prendere le distanze senza se e senza ma da ogni comportamento meno che lecito e continuare a lavorare al meglio per assicurare il proprio servizio, mettendo in conto le inevitabili speculazioni di chi ha molti interessi a mestare nel torbido e che per questo, appena può, apre a tutta manetta i manicotti delle sue cisterne piene di fango.

Si potrebbero dire ancora molte altre cose: sull’etica, la deontologia, la cultura delle regole e bla bla bla, ma a farlo ci penseranno certamente dicitori più fini di me. A me preme solo aggiungere due parole su un dubbio. Assodato (se ciò che sostiene di aver fatto è vero) che il “compare del capsularo” è un mascalzone e un cretino, si pone una questione: è più mascalzone o più cretino?

Propendo per la seconda ipotesi, perché la sicumera esibita dal personaggio nella sua sciagurata conversazione con il finto acquirente della sua farmacia è quella classica di chi presume che i cretini siano gli altri, quelli che non sono furbi come lui. Indizio inequivocabile – secondo gli insegnamenti dei mai troppo rimpianti Fruttero e Lucentini – di cretineria conclamata.

La prevalenza del cretino rispetto all’inclinazione truffaldina, tuttavia, nel caso di specie non può davvero essere invocata come un esimente, ma semmai come un’aggravante. I cretini – lo insegnano sempre Fruttero e Lucentini – sono una specie a mortalità bassissima e perciò numerosissimi: impossibili sconfiggerli, del tutto inutile odiarli. Ma proprio per questo, se putacaso le circostanze permettono di liberarsene, non bisogna esitare a farlo. E dunque, se un cretino malversatore viene beccato con le dita nella mar mellata, nessun indugio: in galera, e si butti la chiave.

Per vedere il video della trasmissione Le Iene cliccare qui.

Franco Caprino via f-mail

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