Nelle settimane di agosto si è acceso il dibattito tra farmacisti titolari intenzionati a stampare gratuitamente il green pass e coloro che ritenevano giusto stamparlo dietro pagamento, alla luce degli oneri operativi. In merito alla questione, Franco Gariboldi Muschietti, presidente di Farmacieunite, ha fornito il proprio punto di vista «con riserva di ogni successivo approfondimento». Secondo il dirigente «la gogna mediatica a cui sono sottoposti i colleghi presuppone che sia certa e sicura l’interpretazione di legge secondo cui il farmacista deve fornire ai cittadini la stampa del green pass gratuitamente, senza se e senza ma. Le interpretazioni delle norme, tuttavia, non sono mai così facili e così certe come si vorrebbe far pensare, e ciò ancor di più in un periodo come quello attuale, dove i provvedimenti si susseguono a ritmo vertiginoso e a ritmo vertiginoso vengono emendati, abrogati, ripristinati».

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Il Regolamento (UE) 2021/953

Nel dettaglio, Muschietti fa notare che «chi sostiene che le farmacie non possano richiedere un prezzo per la stampa del green pass rinviene la fonte del principio nel Regolamento (UE) 2021/953. Tale regolamento, dapprima identifica chi rilascia il green pass, che sono gli “Stati membri o gli organismi designati che agiscono per conto degli Stati membri”, e poi stabilisce che il rilascio del certificato da parte di questi sia gratuito. Ora, a noi pare evidente che il potere di rilasciare un certificato presuppone il potere di certificare, e pare altrettanto evidente che tale potere non sia riconosciuto, per il green pass, alle farmacie, che certo non agiscono per conto dello Stato col potere di certificare, ad esempio, che un cittadino ha completato in un qualche Hub del Paese il ciclo vaccinale, ma che sono solo chiamate a trasferire su un supporto cartaceo o informatico un certificato che già è rilasciato in forma virtuale dallo Stato stesso (Ministero della salute), per metterlo a disposizione dell’interessato. Prova ne sia che, nei green pass, alla voce “soggetto che ha rilasciato la certificazione”, si legge sempre “Ministero della salute”».

Certificato a disposizione della popolazione

Alla luce di quanto evidenziato, Muschietti fa notare che «precisato, allora, che le farmacie non “rilasciano” un certificato, ma “lo mettono a disposizione della popolazione”, a noi sembra tutt’altro che scontata la lettura della norma secondo cui essa sarebbe impositiva di un obbligo, a carico di una impresa privata come la farmacia, di mettere al servizio di chiunque e gratuitamente la propria struttura, i propri materiali e la propria forza lavoro, sostanzialmente senza limiti, per la stampa dei green pass. Dunque, il rilascio del green pass, a cui provvede il Ministero della salute, secondo il regolamento UE, è gratuito, ma se un cittadino che ha libero accesso al certificato (gratuito) si avvale di un altro cittadino, terzo e privato, per ottenerne la disponibilità, dobbiamo davvero pensare che quest’ultimo sia obbligato a operare sempre e comunque a proprie spese a favore del primo?».

L’esempio del piccolo paese

Da qui, un esempio di Muschietti: «Un ragionamento ipotetico può aiutare a comprendere. Si immagini l’astratto (ma non assurdo) caso del piccolo paese in cui sia stata organizzata una manifestazione che attira 4/5000 persone per tre giorni, e si immagini che giornalmente 1000 di queste si rechino nella piccola farmacia rurale del posto a richiedere la stampa del green pass necessario: dobbiamo davvero ritenere – “oltre ogni ragionevole dubbio” – che quel farmacista sia tenuto a stampare gratuitamente 3.000 certificazioni a proprie spese? L’UE, quando ha organizzato il sistema green pass per i cittadini dell’Unione, ha sì previsto che esso fosse rilasciato dagli Stati gratuitamente, ma ha anche stanziato a loro favore i fondi necessari per farlo».

Necessari fondi appositi per la stampa del Green pass

Muschietti conclude che «se qualcuno avesse voluto che le farmacie stampassero gratuitamente i green pass per la cittadinanza, allora, forse, quel qualcuno avrebbe dovuto stanziare i fondi necessari per consentirlo, ma se non è stato fatto riteniamo non si possa gettar la croce sui farmacisti e pretendere che assolvano incombenti vari a proprie spese. Diverso, però, a nostro modesto avviso, è il caso del green pass richiesto alla farmacia da colui che, presso la medesima, si sia sottoposto a tampone o a vaccinazione: in questo caso, probabilmente, (anche in analogia ai principi espressi dal D.L. 52/21) la stampa del green pass può ritenersi una componente accessoria della prestazione principale ed essere assorbita dalla retribuzione per questa concordata».

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