La vicenda relativa all’accoglimento del subemendamento orientato a riequilibrare il rapporto tra soci farmacisti e soci non farmacisti nell’ambito delle società di capitali proprietarie di farmacie, e la successiva eliminazione, nel giro di poche ore, da parte del presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, assume un contorno che va oltre la questione puramente tecnica e formale. Secondo quanto emerso nella giornata di giovedì 6 dicembre 2018, infatti, il testo del subemendamento 41.029.7 al Disegno di legge di Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021, poi approvato dalla V commissione Bilancio della Camera, sarebbe stato concordato con il ministro della Salute Giulia Grillo. Solo la successiva segnalazione di alcuni deputati del PD, avrebbe provocato l’espunzione della proposta emendativa già approvata. Questione di non poco conto, sul versante politico, che ha scaturito la reazione di vari parlamentari e della stessa Grillo.

La titolare del dicastero ha affidato ad un post su Fb la reazione in chiaro sostegno dei farmacisti titolari di farmacia, sottolineando che «il principio per cui nelle farmacie italiane il 51% del capitale di gestione dev’essere rappresentato da farmacisti iscritti all’albo è per me fondamentale: si tratta di un argine al rischio di strapotere delle società di capitale internazionali che possono fare piazza pulita delle piccole farmacie. Il governo sta dalla parte dei farmacisti».

«Quella norma – sottolinea Grillo – serve a impedire la svendita delle nostre farmacie alle catene che pagano le tasse all’estero, chissà dove, e la distruzione del lavoro dei farmacisti che sono professionisti sanitari e dunque rappresentano per tutti i cittadini, soprattutto nei piccoli centri, le sentinelle e spesso il primo punto di riferimento sanitario. Difendo i nostri farmacisti che lavorano e pagano le tasse in Italia. Il governo sta dalla loro parte, il Partito democratico – rileva – evidentemente no, visto l’atteggiamento che sta avendo in Parlamento e il regalo fatto proprio dal governo Gentiloni alle lobby internazionali». «Auspico che, nel pieno rispetto del dibattito parlamentare – conclude il ministro – la norma sia approvata, nonostante le resistenze del partito che ha governato questo Paese in modo disastroso in questi ultimi cinque anni».

Giorgio Trizzino, componente del M5S in commissione Affari Sociali alla Camera e primo firmatario della proposta emendativa, ha evidenziato che «il sub emendamento alla legge di bilancio a mia firma che è stato espunto dal testo prevedeva che nelle farmacie il 51% del capitale di gestione dev’essere rappresentato da farmacisti per arginare, in questo modo, la progressiva svendita delle nostre farmacie alle multinazionali voluta dal ddl Concorrenza del governo Gentiloni. Il nostro obiettivo è quello di tutelare farmacisti e piccole farmacie, mentre il Pd con il suo atteggiamento inaudito ha confermato ancora una volta che vuole solo proteggere le multinazionali e le lobby. L’impegno del M5S in questo senso proseguirà, l’emendamento sarà presentato e approvato in un altro provvedimento per garantire la professionalità del settore e la qualità del servizio reso ai cittadini».

Anche Giuseppe Chiazzese (M5S) e Marcello Gemmato (FDI), deputati e farmacisti, hanno commentato la vicenda. Secondo Chiazzese l’espunzione è avvenuta «a causa di un pessimo atteggiamento da parte del PD, lo stesso PD che ha aperto il settore delle farmacie all’entrata del capitale e quindi delle multinazionali estere». Mentre, dal canto suo, Gemmato ha sostenuto sin dall’inizio tale modifica introdotta «non per interesse particolare, ma per difendere un presidio sanitario fondamentale dall’attacco del grande capitale e peggio ancora della malavita organizzata che potrebbe utilizzare le farmacie per riciclare denaro sporco». Ambedue i parlamentari rinnovano il proprio impegno per la categoria, «affinché il settore non sia svenduto alla lobby delle multinazionali».

© Riproduzione riservata