giovani-farmacistiL’unione fa la forza. Anzi, di più: la sopravvivenza. In una realtà come quella attuale dominata dall’instabilità, se non dalla precarietà, lavorativa, anche in comparti sani come quello della farmacia diventa sempre più importante riunirsi in associazione per trovare supporto e rappresentanza. Uno scenario tanto più vero per i giovani, maggiormente colpiti dal venir meno di diritti e garanzie. FarmaciaVirtuale ne ha parlato con Lucio Marcello Falconio di Agifar Napoli e con Claudio Distefano, presidente di Fenagifar, la Federazione nazionale Associazioni giovani farmacisti, che da un trentennio riunisce una quarantina tra sezioni provinciali e regionali Agifar, per un totale di circa 3000 associati, con l’obiettivo di dare sostegno ai neolaureati in Farmacia e ai giovani farmacisti.

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«L’associazione giovanile professionale incontra non poche difficoltà a trovare proseliti – spiega Falconio –; i giovani appena laureati vogliono legittimamente essere autonomi, affermarsi, e si scontrano con una realtà scoraggiante, del tutto nuova nel mondo della farmacia, che li rende difficili da coinvolgere in associazione». Una situazione confermata dal presidente nazionale Distefano: «Tra i giovani farmacisti c’è un sentimento di forte preoccupazione; l’occupazione è in calo anche in un settore come il nostro che era un’isola felice rispetto ad altri, e la prospettiva guardando al futuro non è rassicurante, anche alla luce dei provvedimenti, piuttosto contraddittori, presi negli anni recenti. C’è sfiducia».

Eppure proprio difronte alla disillusione e all’incertezza crescenti, l’antidoto potrebbe essere la vita in associazione. «Nell’associazione è possibile ricevere ascolto – dice Distefano –; se si ha un problema individuale si può avere un confronto con gli altri, che magari hanno vissuto situazioni analoghe e sperimentato delle soluzioni, mentre rispetto a problemi condivisi si ha più ascolto dagli altri attori del comparto se si è sotto una sigla». E in effetti, la partecipazione alla vita associativa è buona quando ci sono problemi di settore di particolare stringenza, oppure in occasioni formative organizzate dalla Federazione, dove i giovani partecipano più delle vecchie leve e mostrano maggiore propensione all’aggiornamento, anche in virtù degli studi recenti. «Il lavoro in farmacia spesso porta a essere isolati – chiosa il presidente di Fenagifar –; l’associazione dà occasione di fare rete, di trovare attività che si possono fare insieme. Il singolo è perdente, soprattutto in un periodo come quello attuale. Ci sono cose che il singolo da solo non può fare, perché troppo onerose, pensiamo alla farmacia dei servizi. L’associazione è il luogo dove si possono creare collaborazioni, sinergie ed economie di scala. L’individualismo, che un po’ nasce dal tipo di professione, che tende a isolarlo, non porta vantaggio a nessuno».

«Il paradosso – rincara Falconio – è che proprio l’associazione potrebbe difendere in particolare le istanze dei giovani, che sono diverse da quelle di un farmacista che ha la posizione garantita. Per questo noi siamo attivi su questo fronte: facciamo attività aggregative e formative specifiche per i giovani, abbiamo attivato convezioni con catene e negozi, e soprattutto abbiamo partecipato a tavoli interprofessionali siglando accordi con giovani professionisti di altre categorie, quali avvocati e commercialisti, per avere consulenze gratuite». La sfida è far sapere già sui banchi universitari che per i giovani che diventeranno farmacisti c’è l’opportunità di vedersi rappresentati, di trovare un luogo di formazione e informazione. «Spesso i neofarmacisti non sanno nemmeno che esista l’Agifar, per questo attiviamo rapporti con le associazione studentesche. Ma il discorso è più ampio, e va oltre il mondo della farmacia. Noi giovani dobbiamo prendere quello che ci hanno lasciato, ed è poco. Dobbiamo perciò unirci, e non solo tra farmacisti, ma tra giovani delle diverse categorie; è l’unica via per non essere lasciati al peggio».

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