A maggio 2022 l’International pharmaceutical federation (Fip) ha ospitato una tavola rotonda che ha coinvolto diversi farmacisti e rappresentanti della community farmaceutica sul tema dell’anemia da carenza di ferro e sul ruolo che la farmacia può avere nel prevenire e trattare questa problematica di salute molto diffusa nel mondo. I contenuti emersi e le opinioni espresse nel corso dell’incontro sono stati riportati dalla Fip nella relazione del meeting “The role of pharmacists in iron deficiency anaemia. Report from an international advisory roundtable, hosted by Fip”. Il testo contiene dati scientifici e statistici sulla diffusione dell’anemia e presenta le strategie da attuare per fornire ai farmacisti le competenze necessarie ad assistere i pazienti. «L’anemia è un problema di salute globale – si legge nel report -. È un indicatore di cattiva alimentazione e cattiva salute, che potrebbero influire sulla produttività professionale negli adulti, con ulteriori conseguenze sociali ed economiche. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che un terzo di tutte le donne in età riproduttiva sia anemica e ha inserito tra gli obiettivi nutrizionali globali la riduzione del 50% dell’anemia tra le donne dai 15 ai 49 anni entro il 2025».

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Il contributo dei farmacisti

La tavola rotonda ha delineato in modo concreto i possibili ambiti e le modalità con cui i farmacisti possono contribuire a prevenire e trattare l’anemia. Sono state anzitutto classificate le categorie di pazienti più a rischio di sviluppare anemia, come donne gravide o in allattamento, bambini (in particolare, quelli che seguono diete sbilanciate, inappetenti o con problemi di crescita), adolescenti in piena attività, pazienti cronici e oncologici, pazienti con diete restrittive, pazienti con sanguinamenti dovuti a incidenti, donne con mestruazioni prolungate, pazienti che seguono terapie specifiche. Per tutte queste categorie, il farmacista può avere un ruolo chiave a cominciare dagli screening, dal momento che, come evidenziato nella tavola rotonda, «i pazienti con anemia potrebbero essere sottodiagnosticati. Pertanto, è auspicabile organizzare screening per la diagnosi precoce dell’anemia nella pratica comunitaria, ambito in cui il ruolo di farmacisti e farmacie è fondamentale». Nella pratica quotidiana, il farmacista può individuare un possibile stato anemico dai sintomi descritti dal paziente e può effettuare un test point-of-care dell’emoglobina così da indirizzare la persona a consultare il medico per ulteriori accertamenti, in caso i livelli risultino bassi. Questo servizio risulterebbe particolarmente utile nelle zone rurali. Il farmacista ha poi un ruolo cruciale nel consigliare i pazienti sull’assunzione di integratori di ferro e nel monitorarne l’aderenza e gli effetti indesiderati.

Fattori da attuare e barriere da abbattere

La realizzazione di un piano per la gestione dell’anemia che sfrutti al meglio il lavoro e la competenza dei farmacisti richiede la concretizzazione di vari fattori e l’abbattimento di alcune barriere. Tra gli elementi da attuare per la creazione di un efficace programma di prevenzione e trattamento dell’anemia, i partecipanti alla tavola rotonda della Fip hanno indicato anzitutto una stretta collaborazione tra farmacista e medico, seguita dalla possibilità per il farmacista di accedere ai dati medici del paziente. Le barriere che creano ancora grosse limitazioni all’attuazione di questo tipo d’intervento sono, invece, prevalentemente di tipo normativo ed economico. In molti paesi il ruolo del farmacista nella cura del paziente è ancora limitato per legge, così come il coinvolgimento di questa figura professionale nei programmi sanitari. Restano poi da gestire le problematiche economiche, che vanno dalla definizione della remunerazione del farmacista ai costi per le dotazioni di apparecchi per la rilevazione dell’emoglobina.

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