Federfarma Rimini, proclamati tre giorni di protesta
Federfarma Rimini denuncia il mancato rispetto degli accordi sulla distribuzione per conto sul territorio della provincia romagnola e lancia uno sciopero.
Uno sciopero di tre giorni, dal 27 al 29 giugno prossimi, è stato proclamato da quasi la totalità delle farmacie di Rimini che aderiscono a Federfarma. A riferirlo è il quotidiano locale News Rimini, che spiega le modalità che seguiranno i farmacisti nel corso della protesta: in quei giorni, infatti, gli esercizi saranno regolarmente aperti. Tuttavia, «ai clienti sarà chiesto di pagare i farmaci prescritti a carico del Servizio Sanitario, con possibilità di chiedere poi un rimborso alla Asl: per chi non ha esenzioni si pagheranno i medicinali sotto i 25,80 euro mentre per chi ha esenzioni quelli sotto i 5,16 euro».
A spingere i professionisti allo sciopero – «che potrebbe presto estendersi anche al resto della regione», spiega la testata – è la questione della distribuzione diretta dei medicinali effettuata all’interno degli ospedali o in altri centri di distribuzione». Ciò avviene, secondo Federfarma, al di fuori degli accordi stipulati con la Regione: un’intesa stipulata a giugno 2014 – spiega il presidente regionale dell’associazione di categoria, Domenico Dal Re – non prevede costi per il servizio sanitario ma solo benefici per i cittadini grazie alla distribuzione per conto. «Questo accordo – ha aggiunto – non è però più rispettato in gran parte della nostra regione. Non è più accettabile che si aprano farmacie, saranno una ventina nel riminese, e i cittadini devono invece andare alla Asl a recuperare i medicinali quando le farmacie sono una concessione dello Stato e di fatto lo strumento delle Aziende Sanitarie per distribuire i medicinali».
Secondo il presidente di Federfarma Rimini, Daniele Raganato, «a Ravenna i cittadini prendono i farmaci solo nelle farmacie che, tra l’altro, non sono costrette a far pagare il ticket come invece dobbiamo fare noi (questo non avviene invece in ospedale o nei centri di distribuzione). Chiediamo parità di trattamento».