«Le farmacie di Reggio Calabria, impegnate in prima linea nell’emergenza Covid19, si ritrovano in gravi difficoltà a causa del ritardo dei pagamenti delle mensilità spettanti». È quanto fa sapere Federfarma Reggio Calabria in un comunicato diramato il 9 giugno 2020, sottolineando che «la sofferenza economica è insostenibile ed è impensabile e illecito trattenere in Asp i fondi inviati dalla Regione Calabria con Decreto del 18 maggio, circa 48 miliardi, destinati al saldo dei pregressi». Più nel dettaglio, l’associazione sindacale rende noto che «l’ufficio economico finanziario decide autonomamente di sospendere la lavorazione dei mandati relativi alle mensilità di marzo e aprile 2020 in accordo con la direzione generale, poiché ai primi di marzo era stato emesso un ordine di servizio che assegna tale incarico all’amministratrice della S.C. Assistenza Farmaceutica Territoriale e a due impiegate addette al nuovo compito».

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Ciò alla luce del fatto che «il diffondersi dell’epidemia, il lockdown, lo smart working, le diatribe, il rimbalzo delle responsabilità tra gli uffici preposti ha portato, ad oggi 08 giugno 2020, lo stallo dei soldi presso l’Asp 205, stallo che provoca alla stessa accumulo di interessi e spese legali, senza che vi sia l’intervento di un ordine superiore che imponga ai vari dirigenti dei diversi Uffici di compiere il loro ordinario lavoro».

Da qui, la denuncia di Federfarma Reggio Calabria: «Chiediamo, a tutti gli Organi preposti, il rispetto della legalità e un intervento risolutivo al fine di garantire ai cittadini della provincia di Reggio Calabria i servizi essenziali. Ci permettiamo di mettere in luce un altro grave problema, ossia quello delle visite specialistiche in ospedali ed ambulatori che ancora risultano bloccate. In città considerate zone rosse le attività di diagnostica sono riprese con regolarità, invece a Reggio Calabria, con contagi praticamente nulli, non è ancora possibile prenotare una visita. Questo vuol dire portare i cittadini all’esasperazione e le farmacie, primo presidio sanitario sul territorio, non hanno i mezzi per sostenere questo clima».

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