federfarma campaniaL’uso prolungato – e, più frequentemente, l’abuso auto-prescrittivo – dei farmaci antiinfiammatori FANS e COXIB comporta problematiche cardiovascolari e rischi che non possono più essere sottovalutati. E i farmacisti, per migliorare il servizio e tutelare la salute dei cittadini, hanno il dovere di sensibilizzare la popolazione su questo tema. È questo il messaggio lanciato il 13 luglio da Federfarma Campania tramite una circolare ai propri iscritti.

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È noto come nel nostro Paese i FANS e i COXIB siano gli analgesici in assoluto più diffusi per il trattamento del dolore acuto e cronico. Ciò che alla stragrande maggioranza delle persone è ben meno noto è che la loro efficacia nell’alleviare il dolore è tutto sommato contenuta. Per contro, si legge nella circolare, i loro effetti collaterali sono rilevanti: e non si tratta solo di complicazioni gastroenteriche, ma anche di aumento del rischio cerebro-cardiovascolare. Lo dimostra una recente metanalisi, citata nella circolare, che comprende oltre 353 mila pazienti. Le sue conclusioni sono allarmanti: l’uso di COXIB e/o diclofenac comporta un aumento di circa un terzo dell’insorgenza di eventi vascolari maggiori (infarto miocardico non fatale, ictus non fatale o morte vascolare), mentre tutti i FANS raddoppiano il rischio di scompenso cardiaco. «Secondo questa stima, per ogni 1.000 pazienti trattati con FANS o COXIB si verificano tre infarti, di cui uno con esito fatale», riporta la circolare, che continua: «FANS e COXIB riducono fortemente l’azione anti-aggregante piastrinica di ASA analogamente all’aderenza alla terapia antitrombotica somministrata in prevenzione secondaria, con conseguente aumento del rischio di re-infarto».

La Nota AIFA 66-2012 e la Circolare AIFA 16/07/13 già dichiarano che tutti i FANS sono controindicati nello scompenso cardiaco grave e che etoricoxib e diclofenac sono controindicati in caso di cardiopatia ischemica, patologie cerebrovascolari, patologie arteriose periferiche e scompenso cardiaco moderato e grave. Proprio per diffondere e mettere in pratica questi avvertimenti, è stata lanciata l’iniziativa nazionale CardioPain, a cui aderiscono oltre 70 Cardiologie ospedaliere e universitarie, che sconsigliano esplicitamente tali farmaci nelle lettere di dimissione dei pazienti cardiopatici. D’altra parte, chiosa la circolare firmata dal presidente di Federfarma Campania Michele De Iorio, solleva perplessità il fatto che il NNT (“Number needed to treat”) dell’aspirina per i pazienti cardiopatici a rischio di nuovi eventi cardiovascolari maggiori sia =50, mentre l’NNTH (“Number Needed To Treath to Harm”) dei FANS per gli stessi eventi sia =36. Ciò significa che, «se è vero che devo trattare 50 cardiopatici con aspirina a basso dosaggio long-term per prevenire una recidiva cardiovascolare fatale o non fatale», dall’altro lato «ogni 36 cardiopatici ischemici stabili esposti a FANS, 1 sarà riospedalizzato o morirà per una recidiva ischemica».

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