Il Fascicolo sanitario elettronico, pur essendo uno strumento molto utile e dall’elevato potenziale, è tutt’oggi diffuso ma ancora poco usato. È quanto emerso dall’analisi sul tasso di attivazione e utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico (Fse) portata a termine dal farmacista Gian Maria Rossi, che ha confrontato i dati governativi con quelli Istat sulla popolazione. Come mostra il sito del Governo dedicato al monitoraggio regionale dell’Fse, per ottenere un’analisi accurata sulla progressione di questo strumento è necessario esaminare più parametri. Il primo è l’indicatore di attuazione, che riporta lo stato di avanzamento della realizzazione del Fascicolo sanitario in ogni regione e la media dei singoli servizi previsti dal piano. Vengono poi monitorati il numero di regioni attive, ovvero le regioni in cui vi è almeno un Fse attivato, e il numero di Fse effettivamente attivati costituto dagli assistiti che hanno dato il consenso all’alimentazione del Fascicolo. Altro indice osservato è il livello d’uso concreto di questo strumento da parte di cittadini, medici e aziende sanitarie. Come emerge dall’analisi di Rossi, la situazione è molto eterogenea tra le varie regioni d’Italia.

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Le regioni attive e quelle a rilento

Tra coloro che hanno attivato il servizio, solo in Sardegna, Lazio e Molise l’uso di questo strumento nel terzo trimestre 2021 è stato del 100%. In Emilia Romagna ha invece raggiunto l’86%, in Veneto il 77%, mentre in Lombardia si è fermato al 47%. Le percentuali iniziano poi a decrescere, arrivando al 35% della Liguria, per poi attestarsi intorno al 28% in Calabria e Toscana, al 24% in Valle d’Aosta, al 20% in Umbria. Vi sono infine diverse regioni i cui cittadini non hanno usufruito del Fascicolo nei primi nove mesi dell’anno. Rispetto al primo trimestre del 2021 che vedeva servizi disponibili ma attivazioni incomplete, la situazione è notevolmente migliorata per quel che riguarda le attivazioni del Fse. Osservando i parametri del primo trimestre, si passava da regioni come Sardegna e Lombardia dove le attivazioni avevano raggiunto il 100% della popolazione, ad altre come Campania, Calabria, Abruzzo e la Provincia autonoma di Bolzano in cui, al contrario, le attivazioni erano allo zero. Vi erano poi regioni come Lazio, Molise, Marche e Basilicata che registravano un tasso di attivazione minimo, tra l’1 e il 2%, e altre come Liguria e Puglia che erano attive rispettivamente al 38% e al 36%.

Il ruolo dei farmacisti nella diffusione del Fse

Da sottolineare, inoltre, anche un netto aumento del tasso di utilizzo medio Italiano. Siamo passati dal 25,65% del primo trimestre, al 39,54% del terzo. Quanto all’arruolamento dei farmacisti, questo è stato conseguito solo in alcune regioni, in alcune di queste anche in maniera del tutto marginale. L’analisi del farmacista Rossi mostra infine le differenze tra Regioni in merito alle modalità di attivazione del fascicolo e al ruolo del farmacista nella gestione di questo strumento. Anche in questo caso, la situazione è stata molto disomogenea: nel primo trimestre 2021 i farmacisti che potevano gestire il fascicolo erano situati in Sardegna per il consenso, Emilia Romagna per la gestione completa, Lombardia in modalità parziale e con Fse già attivo, Puglia, Basilicata e Toscana.

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