farmacisti francesiMercoledì 30 settembre 2015 si è tenuta in tutta la Francia una grande mobilitazione delle cosiddette “professioni liberali”. A cominciare dai farmacisti, che hanno aderito allo sciopero in massa. Secondo il quotidiano Le Monde, quasi la totalità dei titolari ha chiuso le saracinesche e si è riversata in strada, tanto da far parlare di «un fatto mai visto prima». A mantenere aperte le farmacie, sono stati ovviamente i titolari che erano di guardia.
«La mobilitazione è estremamente ampia in tutte le professioni», ha affermato la dirigente sindacale Chirine Mercier, secondo quanto riportato da L’Express. In almeno venti grandi città i farmacisti hanno incrociato le braccia, e a Parigi è stato organizzato un sit-in di fronte al Senato, che poi si è spostato davanti all’ingresso del ministero dell’Economia. Tali luoghi non sono stati scelti a caso: nel mirino di chi ha scioperato c’è infatti in particolare un progetto di legge attualmente al vaglio del governo e del parlamento francesi. Si tratta di un provvedimento che include numerose misure, tra cui quella che prevede la soppressione del numero chiuso per le iscrizioni alle facoltà di Medicina, Farmacia e Chirurgia dentaria. Ma a far montare il dissenso è soprattutto la proposta di abbassare il tasso di rimborso, da parte del servizio sanitario nazionale, dei medicinali appartenenti a determinate classi farmaceutiche, il che secondo i titolari «aumenterà la difficoltà dei cittadini nel far fronte alle cure di cui necessitano».
Nel corso della giornata di mobilitazione, i farmacisti hanno disperso una sostanza non tossica né pericolosa per le strutture nelle acque di decine di fontane, che si sono così colorate di verde fosforescente (con l’obiettivo di riprendere il colore simbolo delle farmacie). Inoltre, sono stati esposti cartelli con lo slogan: «La mia farmacia non chiuderà». Si teme che il calo dei rimborsi possa risultare infatti un elemento di grande difficoltà soprattutto per alcuni esercizi. «Ci battiamo per conservare la presenza capillare sul territorio e per i nostri pazienti – hanno spiegato alcuni titolari -. Non dobbiamo dimenticare che in Francia la categoria presentava 33 mila professionisti 10 anni fa, mentre ora siamo rimasti solo in 22 mila».

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