farmacisti di comunitàQual è il ruolo che possono ricoprire i farmacisti di comunità al fine di facilitare le cure per le persone affette da patologie di lungo corso? A rispondere alla domanda è uno studio pubblicato dalla rivista “Research in Social and Administrative Pharmacy” e intitolato “A qualitative synthesis of pharmacist, other health professional and lay perspectives on the role of community pharmacy in facilitating care for people with long-term conditions”. L’analisi – curata da un gruppo di ricercatori della facoltà di Scienze sanitarie e del benessere dell’università di Sunderland, nel Regno Unito – parte dall’assunto secondo il quale «esiste un crescente interesse in merito al ruolo dei farmacisti territoriali nell’ambito dei trattamenti delle persone affette da malattie che necessitano cure di lungo termine. È importante comprendere le prospettive esistenti, con l’obiettivo di identificare gli aspetti chiave che possono avere un impatto sullo sviluppo futuro del ruolo stesso». A questo scopo è stata effettuata una sintesi delle ricerche qualitative effettuate nel Regno Unito tra il 2007 e il 2017. I risultati indicano che «benché si possano riscontare un’attitudine positiva ed un contesto culturale pronto al cambiamento, permane una mancanza di chiarezza in merito al ruolo attuale e potenziale dei farmacisti nel settore». Lo studio cita quindi una serie di fattori che possono influenzare la percezione di quanto, in termini concreti, possono garantire i farmacisti di comunità. E giunge alla conclusione secondo la quale «esiste un potenziale noto legato all’estensione del ruolo di tali professionisti nell’ambito delle cure di lungo termine». Ma gli autori mettono anche in guardia in merito alla necessità di evitare che un coinvolgimento maggiore possa entrare in contrasto con il lavoro di altri servizi sanitari. È necessario, in questo senso, «che i confini e le responsabilità di ciascun attore siano sempre ben chiari».

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