farmacisti comunaliProsegue l’agitazione dei farmacisti comunali di Pomezia. Nella giornata di lunedì 6 luglio 2015, i direttori hanno affisso dei cartelli di protesta sulle vetrine delle proprie attività: un modo di manifestare il proprio disagio che, secondo quanto riportato dalla stampa locale, non sarebbe andato giù al sindaco Fabio Fucci, che avrebbe consigliato «caldamente» di rimuoverli. I farmacisti si sono rifiutati di farlo e, successivamente, lo stesso primo cittadino ha incontrato una delegazione sindacale, al termine della quale le parti sono rimaste sulle loro posizioni.
In un comunicato datato 9 giugno 2015 Francesca Gentili (segretario generale Filcams Roma sud Pomezia Castelli), Giovanna Catizzone (della Fisascat CISL Roma) e Nunzio Nicotra (Uiltucs Uil Roma), avevano spiegato le ragioni dell’agitazione. Al centro della questione c’è la Pomezia Servizi, società che gestisce le farmacie comunali (socio unico lo stesso Comune). La preoccupazione dei lavoratori è nata in seguito alle dichiarazioni rilasciate da Luca Ciarlini, presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda, che aveva parlato di «abbattimento dei costi e di licenziamento di parte del personale dipendente». «Troviamo preoccupante – avevano spiegato i tre sindacati – il fatto che il dott. Ciarlini, tecnico votato al salvataggio dell’azienda, fortemente voluto da questa amministrazione, sino ad oggi di fatto non abbia prodotto alcun documento ufficiale che possa essere riconosciuto come utile al miglioramento delle condizioni della partecipata (a suo dire in pessime condizioni)». L’unica idea avanzata sarebbe dunque quella «di licenziare il personale che per anni ha permesso alle farmacie di superare innumerevoli difficoltà con la loro professionalità, disponibilità e competenza».
I rappresentanti dei lavoratori lamentano in particolare, oltre all’incertezza sul futuro lavorativo, «il mancato riconoscimento dell’una tantum derivante dal rinnovo del Ccnl di settore del 2014, la carenza di personale per la copertura delle turnazioni notturne e diurne, specialmente nel periodo estivo, l’impossibilità di smaltimento delle ferie e dei permessi arretrati a causa della stessa mancanza di lavoratori. Più volte abbiamo prodotto proposte e suggerimenti utili al miglioramento della redditività delle farmacie, che non sono mai state prese in considerazione. Non ci stiamo a pagare lo scotto di una gestione che ha dimostrato di fatto la sua incapacità». Infine, i sindacati stigmatizzano il fatto che al presidente del Cda sia stato concesso in tale fase di crisi «un aumento del proprio compenso lordo, dai 27 mila euro del 2014 ai 31.235 del 2015».

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