farmacie regno unitoLe farmacie del Regno Unito tornano a tremare. Dopo mesi e mesi di bracci di ferro, annunci e smentite da parte del governo, nonché proteste da parte della categoria dei farmacisti, giovedì 2 marzo, di fronte al Paramento, il primo ministro britannico Theresa May ha ribadito la propria volontà di imporre alle farmacie un nuovo drastico giro di vite in termini di remunerazione. Una misura che si inquadra in un più ampio programma di tagli imposti al National Health Service (NHS, il servizio sanitario della Gran Bretagna). Un’ondata di austerità che secondo i rappresentanti dei farmacisti potrebbe porre migliaia di esercizi, soprattutto quelli più piccoli e finanziariamente precari, a rischio chiusura. La situazione delle farmacie inglesi non è infatti per nulla rosea, dopo che le stesse hanno già subito nel corso del 2016 un taglio degli onorari pari al 6%, in particolare per via della soppressione di alcune remunerazioni a favore di un pagamento a forfait. La premier conservatrice ha infatti fatto dalla spending review sanitaria uno suoi dei principali cavalli di battaglia, assieme a quello della Brexit: a suo avviso infatti l’NHS è oggi troppo costoso e inefficiente. Di qui la decisione di annunciare una nuova dura sforbiciata, che per quanto riguarda gli onorari concessi ai farmacisti dovrebbe arrivare a garantire un risparmio per le casse pubbliche pari a 3,3 miliardi di euro all’anno. «Il numero di farmacie è cresciuto del 18% nel corso dell’ultimo decennio. Esse percepiscono in media 220.000 sterline (257.000 euro) in termini di remunerazione da parte del servizio sanitario nazionale», ha dichiarato la May. Quanto basta, ha spiegato, per giustificare i nuovi tagli: «Il sistema ha bisogno di essere riformato al fine di razionalizzare la spesa e renderla più efficiente. Il governo ha d’altra parte introdotto dei cambiamenti nei mesi scorsi per garantire ai farmacisti sostegno in settori specifici di attività».

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