farmacia-italianaRiceviamo e pubblichiamo l’analisi del collega Dr. Rossi, farmacista titolare di farmacia, chiamato così a seguito della sua richiesta di anonimato, per un quadro reale e pratico della situazione farmaceutica in Italia.

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L’analisi semplice ed efficace dà una panoramica completa sull’andamento del sistema farmaceutico italiano e soprattutto traccia lo scenario di quello che sarà il futuro prossimo.

Ermetismo e cruda realtà dei fatti caratterizzano l’analisi, invitando i colleghi e i decision maker a riflettere prima di fare ulteriori passi nel dettare le regole del settore.

Invitato ad un commento sui fatti che ci travolgono con la forza di una rivoluzione e la velocità di un terremoto si impone dapprima una dichiarazione metodologica.

Se vogliamo parlare in concreto dei fatti è necessario abbandonare i “se” onirici che spesso accompagnano le chiacchiere dei farmacisti e tenere chiari e stretti i “se” di ipotesi che partono dai fatti, che sono sotto gli occhi di tutti, ed arrivare con la fantasia e l’intelligenza di ognuno a conclusioni o previsioni che ci possano aiutare a vivere con più consapevolezza la rivoluzione che ci colpisce da mesi.

Se io facessi …
Se tutti facessero …
Se è vero che …

Il primo “se” è un’ipotesi che l’individuo può realizzare o verificare perché dipende da lui.

Il secondo “se” è quello per il quale molti Farmacisti sono stati trombati clamorosamente quando si sono candidati alle elezioni politiche: hanno moltiplicato il numero delle farmacie per i dottori ed i collaboratori che mediamente ci lavorano e con ipotesi di numeri stratosferici hanno raccolto poche centinaia di consensi.

È il “se” inutile delle vacue elucubrazioni, di quelli che perdono tempo a fare gli intellettuali, ad immaginare scenari irreali (se domani i titolari consegnassero la convenzione nelle mani del Ministro … ) e che non portano da nessuna parte.

Il terzo “se” è quello di chi, un po’ presuntuosamente, ritiene che-pensare è un lusso e non tutti se lo possono permettere-. E noi vogliamo giocare per un attimo con questo “se”.

Immaginiamo mille farmacie di Berlusconi, mille di Montezemolo, mille di Bersani.

Quelle di Berlusconi vanno in pubblicità con una consegna a domicilio organizzata su tutto il territorio nazionale in modo ultra moderno ed efficiente; quelle di Montezemolo vanno in pubblicità perché in ognuna di esse si parlano cinque lingue, usano sistemi per non vedenti ecc…; in quelle di Bersani si trovano prodotti sottocosto di tutte le categorie…

Cosa differenzia questo universo di farmacie da quello attuale?

Le catene di proprietà hanno un marchio con il quale presentano e pubblicizzano se stesse. La concorrenza avviene sull’assortimento ed il prezzo dei prodotti, sui servizi all’interno ed all’esterno della farmacia, sulle innovazioni di assistenza alla vendita ed al post vendita etc…
Ovviamente stiamo confrontando dei modelli, ogni riferimento a persone è solo per gioco. Potremmo pensare ad una cooperativa di farmacisti piuttosto che ad un nome, ma il modello prevede sempre la proprietà vera delle farmacie.
Oggi la farmacia firma delle “deleghe” ( lay out, formazione del personale, una percentuale di acquisto, gestione delle vetrine, promozioni alle vendite…) al Grossista o alla Cooperativa, ma la proprietà della farmacia al farmacista limita le potenzialità della catena virtuale. Solo la catena di farmacie di proprietà di terzi ( il capitale ) può garantire ciò che promette la pubblicità. E senza pubblicità non esiste concorrenza in una società mediale.
Una farmacia integralmente terminale di un network organizzato e pianificato su tutto il territorio nazionale con strategie chiare e nette sarà molto più forte di quella di oggi, nell’ottica di mercato in cui siamo inesorabilmente finiti.
Come il chirurgo che opera in ospedale non è proprietario del bisturi con cui opera così il farmacista non sarà più proprietario della farmacia. Tutto qui, nient’altro. Nulla di trascendentale!
Lo dice e lo pensa un farmacista titolare: se noi e chi ci rappresenta non siamo stati capaci di proporre ieri una farmacia nuova oggi è troppo tardi.

Molti cambiamenti economici e normativi hanno interessato negli ultimi mesi le farmacie e molti hanno pensato che i vertici della categoria ci abbiano venduto al nemico.

I vertici sarebbero FOFI e FEDERFARMA ed il nemico sarebbe il legislatore.

Noi (perché mi auguro di non essere l’unico) pensiamo invece che il nemico sia l’individualismo, da cui il farmacista non si è mai staccato, e l’autoreferenzialità con cui ha sempre creduto ( ma in realtà non lo ha mai fatto) di ragionare.

L’individualismo ha naturalmente prodotto una debole rappresentatività della categoria (tanto da farci ritenere che in verità di essa non si possa propriamente parlare) e l’autoreferenzialità non ci ha mai fatto prendere sul serio le istanze con cui la società chiedeva una farmacia più moderna.

Leggiamo lo studio del CERM datato 2005 e dobbiamo ammettere che non ne abbiamo dato peso, non lo abbiamo discusso.

Perché? Perché noi e noi solo siamo legittimati a parlare di noi! Questa è l’autoreferenzialità, niente altro. Oggi lo rileggiamo per capire quello che è successo e succederà, ragionandone sopra.

La comunicazione sul web è l’unica così rapida e trasversale che possiamo utilizzare: non c’è più tempo per articoli sui giornali di categoria, perché il confronto deve correre veloce, il nostro pensiero deve essere concreto e cambiare istantaneamente, tante volte finché la mente ci disvela la realtà nella coltre di nebbia che ci avvolge e non ce la mostra. 

Infatti, in questi mesi ci siamo dilettati a gareggiare sulle anticipazioni dei decreti la cui portata non abbiamo colto nemmeno dopo la versione definitiva. E ci sono volute le interpretazioni ministeriali per farci capire quello che non volevamo capire a tutti i costi : che la Pianta organica era scomparsa, che erano scomparsi ogni tutela da parte degli Ordini su aperture e spostamenti ( il passato ne ha qualche responsabilità?) .

Più autoreferenziali e ciechi di così!…

In un’altra puntata potremmo chiederci cosa è stata, cosa ha prodotto, cosa ha rappresentato nella storia della farmacia, nel sociale e nell’economia la farmacia del farmacista.

L’assunto di oggi è che la farmacia del farmacista non possa affrontare la concorrenza che la liberalizzazione dei mercati richiede e, ci pare di vedere, impone.

Non è una provocazione. Non è una domanda. È una riflessione. Da fare con calma, lucidità, ma in fretta perché forse altri l’hanno già fatta.

È necessario pensare, lo è ogni giorno di più.

Ed il pensiero deve circolare il più velocemente possibile perché si deve modificare, correggere per tentare di capire quello che sta accadendo, almeno quello che sta accadendo!

Spesso ci perdiamo a disquisire sul perché di cose che non abbiamo nemmeno capito. Di chi è la colpa, perché è successo… sono domande legittime, ma prima di porcele abbiamo capito cosa è successo? …

I titolari hanno spesso condizionato le economie e i destini dell’intera famiglia per difendere un capitale di alcuni milioni che nel giro di sei mesi (non sessant’anni) si è sublimato (?!): lo vedevamo, lo toccavamo, il Direttore della banca sentiva l’odore intenso di quei milioni di capitale e ci apriva i mutui (…). Poi con la velocità di un battito d’ali di farfalla (dicono i maestri di marketing) la farmacia in vendita non la compra più nessuno (se non ad un terzo di prima). E il farmacista cerca di venderla insieme alle “mura” o perfino alla casa…: questo è il “fatto”.

Vogliamo dirci che il mercato era artatamente “gonfiato” dai grossi studi commercialistici organizzati e capaci di dividersi il paese in macro regioni da nord a sud?

Vogliamo dirci che ai farmacisti questo andava bene e si sono chiusi nella stalla a mungere la vacca senza affacciarsi fuori ed organizzarsi insieme in network.

No: ci accontentiamo di dirci che la farmacia non è più un capitale da vendere ma solo un posto di lavoro. Che non è poco, di questi tempi, sia chiaro! Non è poco e potrà anche essere un bel lavoro, stimolante più di ieri.

Ma in sei mesi tutto è cambiato. Guardiamo la realtà, leggiamola prima di spiegarcela. Sennò ci perdiamo in chiacchiere ed i “fatti” li faranno altri! …

Le parafarmacie e le comunali sono avvantaggiate sulle private perché il proprietario della catena A (delle une o delle altre) può far concorrenza al proprietario della catena B.

Con un passaggio tecnico ( e non di più) scenderà in “campo” il proprietario di una catena di farmacie.

Questo per due essenziali motivi: per un criterio di perequazione con le parafarmacie e le comunali e perché la “farmacia dei servizi” non potrà essere che una catena di farmacie, che ripartendo i costi fissi potrà organizzarsi in network nazionale e offrire servizi e prodotti di qualità in una società post-industriale moderna e liberalizzata (cioè A in concorrenza con B).

La farmacia del farmacista rimarrà il “negozio” di quartiere. Quartiere che non c’è più, perché le masse si spostano (vedi centri commerciali) e se c’è, fatte salve realtà rurali vere, sarà di vecchietti malati cronici e a tasche vuote che non si spostano. Ma saranno raggiunti comunque dall’assistenza domiciliare delle catene (sic! …). Ovviamente la storica farmacia del centro, la farmacia “gioielleria”, non sarà toccata del fenomeno, ma quante sono le farmacie di tradizione storica e che dimensione hanno?

La farmacia media subirà una trasformazione a cui dobbiamo essere pronti. La farmacia del farmacista ha già dimostrato tutta la propria debolezza:
non ha saputo occupare tutti i farmacisti disponibili ( il che non sarebbe stato difficile), non ha saputo rispondere all’attacco alla “casta” (solo i titolari sanno bene che non c’è più, perché i privilegi sono svaniti: in un attimo, il farmacista ed i farmaci sono “usciti”, l’ereditarietà non esiste più perché i figli farmacisti di farmacisti non vogliono la farmacia del padre che non rende più nulla e dovrebbero scendere dalla Porsche, infilarsi il camice ed andare a lavorare, cioè chiudersi in farmacia e il vecchio padre farmacista è costretto a venderla, ma non ci riesce più e allora tende di svenderla con le mura o la casa addirittura!).

La debolezza della farmacia l’ha salvata per ora, perché senza la fascia C le farmacie sarebbero fallite e non avrebbero potuto onorare la convenzione.

Ma perché la fascia C non dovrebbe andare al farmacista della parafarmacia che ha avuto ( sempre “in una notte” senza che nessuno ne discutesse l’opportunità) la galenica e la veterinaria?

Quanto può durare?

Abbiamo visto acquisizioni e accorpamenti di aziende farmaceutiche, di grossisti, di cooperative, perché non dovrebbe toccare alle farmacie? Sarebbero escluse da questo destino solo se diventassero inutili. Ma se si chiede un ruolo maggiore alla farmacia (la farmacia dei servizi) anche la farmacia subirà una mutazione. E questa sarà la catena che garantirà capillarità di servizio e concorrenza.

Questa è la realtà a cui dobbiamo pensare.Ma in fretta! Ci saranno catene di farmacie convenzionate e non convenzionate eventualmente, ma la convenzione con uno Stato fallito non sarà un vantaggio. Al massimo sarà un plus di immagine, con un costo che solo i grandi potranno permettersi. 

Dove una disinvolta deregulation, dovuta a scarsi controlli di Ordini e di Asl, ha già oggi costretto le farmacie dei farmacisti a scendere in concorrenza la maggioranza delle farmacie medie lo ha fatto al ribasso dei prezzi ma non aumentando la qualità del servizio. Perché la singola farmacia non ha risorse per riorganizzarsi in un moderno modello di quella concorrenza che è istanza della liberalizzazione.

Rimandiamo allo studio del CERM 2005 “Spunti di riflessione sulla liberalizzazione del distribuzione dei farmaci”.
Va innanzitutto riconosciuta l’onestà intellettuale che lo ispira, dichiarando con lucidità le motivazioni della liberalizzazione ed i suoi obiettivi. Sono tanto convinte (e convincenti?) le motivazioni che chiedono la liberalizzazione delle farmacie da spingere lo stesso centro studi nel 2011 a dettarne addirittura una sorta di cronoprogramma suggerito ad un governo amico (?).

Questo può avere due spiegazioni: o uno spietato accanimento (non più oggi contro una casta ma contro un ferito morente) o l’urgente istanza di una società moderna proiettata al futuro. Se fosse vera la seconda ipotesi (e noi lo pensiamo) non mancherebbe un forte messaggio di speranza ai giovani farmacisti. Ad essi e più di ieri, in qualità ed in quantità, si apre la possibilità di essere più professionisti dei loro predecessori. Non avranno certo rendite di posizione, i migliori avranno successo e non si dovranno vergognare di essere casta. Ma solo quando la farmacia non sarà più del farmacista esclusivamente! La farmacia si arricchirà di competenze comunicazionali ed economiche, oggi non ancora obbligatorie nei piani di studio di molte università ma non meno urgenti nel lavoro di tutti i giorni.

Forza ragazzi, la farmacia cambierà rapidamente ed inevitabilmente, ma di un farmacista capace ci sarà sempre più bisogno. Il vostro ruolo sarà sempre più incisivo ed apprezzato.
Ovviamente confrontiamoci al più presto in questa eccellente tribuna virtuale del nostro amico Alfonso ma su analisi e scenari concreti, non appoggiati su “Se” fasulli, irreali o irrealizzabili.

Perché le catene di farmacie saranno inevitabili?

Perché la concorrenza postulata dalla liberalizzazione delle farmacie può essere solo fra catene.
La liberalizzazione delle farmacie vuole migliorare la qualità dei servizi ai cittadini abbassandone i costi.
Le singole farmacie che si mettono in concorrenza lo fanno solo abbassando i prezzi dei prodotti o offrendo servizi per differenziarsi e fermare l’abbassamento dei prezzi. Non riescono ad abbassare i prezzi migliorando i servizi perché non possono fare economia di scala.

Oggi l’economia di scala possono farla le parafarmacie e le comunali che hanno un proprietario con più punti vendita (!). Se le cose non cambiassero la farmacie del farmacista sarebbe svantaggiata non reggerebbe la concorrenza con le catene di parafarmacia, già sorte e che aumenteranno saturando l’occupazione dei farmacisti, e di farmacie comunali che hanno già sperimentato la pubblicità su scala nazionale ( per altro non utile, i pannolini, ma assai significativa come tale).

Anche le catene virtuali (non di proprietà) di farmacie con grossisti o cooperative sono pronte a farsi concorrenza con messaggi sui media in scala nazionale. Ma in un mercato maturo non sarebbero forti quanto catene di farmacie di proprietà.
All’improvviso, nel tempo di una notte, come in una notte senza che nessuno potesse discuterne i modi o la necessità è svanita la pianta organica e le tutele degli Ordini sui trasferimenti, con un mero passaggio tecnico, non fosse altro per perequazione con la normativa delle parafarmacie e delle comunali, si consentirà anche alle farmacie di avere un proprietario comune (ingresso del capitale) ed esploderà una vera concorrenza fra (catene di) farmacie. Vera, perché è quella postulata dalla liberalizzazione: una concorrenza non di prezzi ma di tipologie di farmacie. Le farmacie di Berlusconi, di Montezemolo, di Bersani …

Non siamo “a un passo” da questo: ci siamo già arrivati.
Se non lo vediamo, siamo solo miopi.
A quel punto la farmacia privata non morirà solo se potrà organizzarsi in catene (come i competitors, parafarmacie e comunali) ed il passaggio solo tecnico dell’ingresso del capitale sarà inevitabile.
A quel punto nasceranno catene di farmacie in competizione e la liberalizzazione del mercato sarà realizzata.
Saranno libere catene in concorrenza per diverse missions ed il libero mercato premierà i migliori.
A piè di questa analisi “economica” non può mancare una deduzione “politica”.
La crisi che stiamo vivendo costringerà (si spera) i politici a cambiare, ma anche i sindacati.
Fino ad oggi mentre i sindacati dei lavoratori tedeschi chiedevano ai propri iscritti sacrifici in vista della crisi futura, i nostri continuavano a parlare la lingua dei diritti, perché non sapevano fare altro.
Anche il nostro sindacato ha solo cercato di dimostrarci che “poteva andare peggio” e che tutto andava bene. Dove erano le proposte per un cambiamento chiesto da tutti ( mercato, politici, cittadini)? Siamo stato autoreferenziali fino al parossismo ed è arrivata la rivoluzione.

Tutto è cambiato “in una notte”.

È così il sindacato unico è morto (per noi già è scomparso!).

Domani ogni catena avrà il sindacato che la difenderà in proporzione alla propria forza economica e di numeri.

Crediamo profondamente che il farmacista di domani sarà più realizzato ed orgoglioso di quello di oggi. Nessuno parlerà più di casta perché le farmacie non avranno “privilegi” o tutele: saranno in libera concorrenza come vuole il mercato.

E questo è il messaggio positivo che vogliamo lasciare ai giovani, a patto che abbandoniamo i “se” inutili e vacui e sappiamo leggere la realtà e cavalcarne i mutamenti.

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