Dopo una lettera in cui venivano segnalate criticità relative alla gestione delle fasi salienti legate all’invio telematico dei corrispettivi, il movimento Farmacia Indipendente torna all’attacco dell’attuale dirigenza di Federfarma nazionale. Questa volta facendo un elenco di più punti al fine di evidenziare numerose perplessità su quanto sinora portato a casa nei primi due anni di mandato. Nello specifico, Farmacia Indipendente contesta la «possibilità per quanto attiene la dispensazione dei medicinali veterinari da parte degli stessi medici veterinari», la «massima confusione sulle procedure, tempistica e dinamiche per la messa a punto dei registratori fiscali telematici», l’avvio delle «consegne domiciliari dei farmaci ai clienti di polizze sanitarie assicurative, o ai possessori di app ampiamente pubblicizzate televisivamente», il «rischio sempre più corposo di chiusura delle piccole farmacie evidenziato massimamente da economisti anche in territorio francese».

In aggiunta ai primi punti, anche quelli relativi alla «Dcr sempre più in declino con ricorsi massicci alla distribuzione diretta», alla «applicazione di un “codice etico” alla dirigenza federale che sembra non voler tenere in conto incompatibilità dirette o indirette legate alle parafarmacie, grossisti, import-export, consulenze, gestione dati delle Farmacie e quant’altro», la «gestione “market” di Promofarma dove poter acquistare il “necessaire” tampona-normative invece di avere una vera tutela sindacale delle farmacie», inoltre le «criticità legate al pagamento dello 0,5% all’ENPAF da parte delle società avverso i singoli titolari», la «stasi totale sull’adeguamento di convenzione e remunerazione e tombale silenzio su quello che è stato uno dei punti cardine dell’attuale dirigenza: ottimizzazione nazionale della Dpc», ed infine «assoluta impossibilità di poter palesare una idea, un pensiero, una opinione difforme da quella della attuale dirigenza».

Elementi che, nell’insieme, vengono apostrofati come «apatia sindacale» e definiti come «il peggiore dei mali». La lettera, che porta la firma di Alfredo Orlandi e Alfonso Misasi, rispettivamente presidenti di Federfarma L’Aquila e Federfarma Cosenza, conclude con una frase di Gabriele D’Annunzio «ad un uomo si può sempre perdonare di aver osato troppo, ma mai troppo poco», seguita da un commento: «Nel nostro caso non abbiamo osato troppo poco, no, non abbiamo nemmeno provato ad osare. In una situazione in cui chi la pensa diversamente viene posto nell’oblio totale e la dirigenza si chiude nelle romane stanze senza più ascoltare le voci della base, che sono sempre più diverse da quelle dei rappresentanti, la convivenza diviene praticamente impossibile».

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