Nel corso del 2017, 31 Paesi europei – 30 appartenenti all’Unione Europea più la Svizzera – hanno fornito alla European Medicines Agency i dati relativi alle vendite e alle prescrizioni di prodotti medicinali antibiotici veterinari. A spiegarlo è un rapporto pubblicato dalla stessa agenzia europea, intitolato “Sales of veterinary antimicrobial agents in 31 European countries in 2017”, nel quale si spiega che «è stato osservato un divario particolarmente elevato tra le nazioni che presentano il maggiore e il minore quantitativo di vendite». Anche se a pesare su tali distanze, precisa il documento, sono stati numerosi fattori nazionali che rendono difficile paragonare i casi in modo diretto.

I dati sono stati espressi in funzione di un fattore definito come “population correction unit” (PCU): «Le vendite per tutti i 31 Stati in questione sono state in particolare di tetracicline (30,4%), penicilline (26,9%) e solfonammidi (9,2%). Esse da sole valgono il 66,5% del totale». Ma l’EMA ha sottolineato come importanti differenze siano state notate, tra le diverse nazioni, per quanto riguarda le tipologie di prodotti utilizzati. Ciò che è comune, invece, è la scelta predominante delle forme farmaceutiche utili per trattamenti di gruppo, che hanno raggiunto l‘89,4% del totale delle cessioni. In più della metà dei casi (50,7%) si è trattato di soluzioni orali e la maggior parte delle volte si è trattato di farmaci contenenti un unico principio attivo (87%).

In caso invece di trattamenti per un solo esemplare, la soluzione più utilizzata è stata quella di preparazioni iniettabili. La European Medicines Agency ha sottolineato che «per le 25 nazioni che hanno fornito dati per tutti gli anni compresi tra il 2011 e il 2017, si segnala un calo complessivo delle vendite pari al 32,5%. Si è passati da un totale di 162 mg/PCU a 109,3 mg/PCU nel periodo di riferimento». In particolare, il calo dei medicinali a base di cefalosporine di 3a e 4a generazione è stato indicato in un 20,9%, mentre quello di prodotti contenenti polimixina è stato del 66,4%. Rilevante anche la flessione dei fluorochinoloni, che è stata pari al 10,3%. In soli tre Paesi si è riscontrato invece un aumento di più del 5% delle vendite complessive.

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