esposto-contro-il-parallel-tradingA distanza di mesi dalla nascita della problematica e dopo decine di inutili incontri e di tante chiacchiere, compresi i carteggi tra AIFA e Associazioni territoriali, finalmente Federfarma Roma spezza una lancia concreta utilizzando lo strumento dell’esposto per vederci chiaro sul fenomeno del contingentamento dei farmaci che, ricordiamo, in queste ore attanaglia sempre di più le farmacie e i pazienti nella ricerca di particolari tipi di farmaci che sono soggetti alla pratica dell’import export farmaceutico.

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Alleghiamo la missiva di Franco Caprino

“Esposto” e “nascosto” sono due termini antitetici che, insieme, sintetizzano alla perfezione il senso e il significato dell’iniziativa assunta oggi da Federfarma Roma. Che questa mattina ha presentato alla Procura della Repubblica un (appunto) esposto-denuncia sul problema delle carenze di farmaci che, con sempre maggiore frequenza, si registrano nelle nostre farmacie, con le conseguenze negative sul servizio che tutti i colleghi conoscono fin troppo bene, perché debbano ancora essere ricordate.
Il fenomeno delle cosiddette “rotture di stock”, che riguarda anche farmaci destinati a patologie importanti, si è ormai incistato nel circuito distributivo per diverse ragioni. Le più note e citate sono la rigidità dell’organizzazione della produzione industriale, ormai concentrata in pochi siti di fabbricazione; il parallel trade, consentito dalle leggi europee e nazionali, che sfrutta commercialmente i differenziali di prezzo tra Paese e Paese e che in certi stati membri dell’Unione è addirittura espressamente incentivato da norme specifiche; il contingentamento delle forniture attuato, in taluni casi in modo sistematico, dalle industrie come tentativo di contrasto alle distorsioni distributive, con il risultato di amplificare i fenomeni carenziali.
L’effetto combinato di queste concause ha fatto diventare un’autentica patologia quella che prima era un’evenienza, se non sporadica, certamente a “frequenza fisiologica”. E, per amore di realismo, voglio anche dire subito che si tratta di una patologia “di sistema”, forse difficile da guarire. Quel che è certo è che si può e deve curare e, al riguardo, va tentata ogni strada.
La prima, a mio giudizio, è quella di fare luce dove ancora c’è troppa ombra. L’esposto di Federfarma Roma va appunto in questa direzione: interessare l’autorità giudiziaria a un problema che rischia di avere evidenti e pericolose conseguenze sulla salute dei cittadini altro non è che il tentativo di accendere un riflettore su situazioni delle quali molto si parla, a livello di enunciazione, ma alla fine ben poco si sa.
Si è mai provato a misurare quanto il contingentamento sistematico delle forniture a grossisti e farmacie da parte delle industrie incida sulla genesi del fenomeno? Non mi risulta, anche se – grazie alla tracciabilità del farmaco – farlo non è certamente impossibile. La domanda vale anche a valle: possibile che le autorità preposte non dispongano di un dato che sia uno (almeno per quanto io ne sappia) sull’effettiva consistenza del parallel trade, su chi lo pratichi e in quale scala? Informazioni di questo tipo aiuterebbero a capire molte cose e, probabilmente, a individuare qualche utile aggiustamento, ma l’impressione è che nessuno si scalmani per acquisirle: riesce davvero difficile credere che, in tempi in cui è possibile conoscere quasi metro per metro il percorso che compie ogni singola confezione di medicinale, fenomeni unanimemente giudicati “distorsivi”, almeno in relazione agli effetti che producono, siano poi cosi poco indagati, nonostante il gran parlare che se ne faccia.
Sono certo che la magistratura, cogliendo il profilo di gravità del problema segnalato da Federfarma Roma, vorrà vederci chiaro. Per qual che ci riguarda, non aspettiamo altro, in primo luogo per l’ovvio e comprensibile desiderio di ricondurre entro limiti accettabili un fenomeno che la categoria soffre molto, anche per i pesanti riflessi nel rapporto con i cittadini. Ma anche per l’ovvia considerazione che le cose “esposte” alla luce e quindi visibili offrano garanzie ben superiori a quelle che invece rimangono “nascoste”, soprattutto in un settore che coinvolge il bene esistenziale della salute. Dove l’ombra e la dissimulazione – madri notoriamente feconde del malaffare – proprio non possono avere diritto di cittadinanza.

Franco Caprino via F-Mail

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