DPC-casertaIl primo luglio è partita a Caserta e Provincia la distribuzione per conto, una sperimentazione – si inizia con un anno – voluta dall’Asl e da Federfarma di Caserta per cercare di porre un freno alla spesa sanitaria. Un duplice vantaggio per i cittadini: risparmi nei conti pubblici, o così almeno si spera, evitandosi spostamenti e file all’Asl per la dispensazione dei farmaci, potendo fare affidamento sulla capillarità e sulla lunga disponibilità oraria delle farmacie. Per queste ultime, un ruolo sempre più attivo, per quanto non privo di sacrifici e impegno crescente.

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L’accordo prevede che l’Asl acquisti una serie di farmaci che rientrano nel PHT “Prontuario della distribuzione diretta” e corrisponda alle farmacie 6,25 euro netti a pezzo, comprensivi di quanto queste devono versare al distributore intermedio. Le consegne avvengono infatti secondo un sistema “a raggiera”, con un distributore capofila che provvede alla suddivisione tra gli altri distributori, in base alle quote di mercato, dei farmaci DPC, recapitati con la possibilità di doppia consegna giornaliera. Le farmacie dal canto loro inviano gli ordini ai distributori attraverso piattaforma web e devono caricare i piani terapeutici e l’identificativo della ricetta sul portale Saniarp, per evitare che avvengano più somministrazioni in farmacie diverse. Il file delle ricette trattate oltre che a Sogei deve essere inviato dal farmacista anche all’Asl, per consentire il monitoraggio di tutto il processo.

Facciamo un bilancio dell’avvio della sperimentazione con Vincenzo De Lucia, presidente di Federfarma Caserta. «Il sistema sta funzionando: alle 12 del 2 luglio, dopo solo un giorno e mezzo di attività, erano state fatte 1800 consegne. Ci sono state delle difficoltà iniziali, ma in via di soluzione. Il problema principale è il mancante. L’Asl ha provveduto con acquisti consistenti di farmaci e andandoli a prelevare, ma il trasferimento nel nuovo magazzino richiede tempo; bisogna tener presente che fino al 30 giugno erano attivi i distretti per l’erogazione dei farmaci e quindi il trasferimento prima non era possibile». Secondo De Lucia, una decina i giorni necessari per entrare a regime. La normativa, come è noto, prevede che il farmaco venga consegnato entro 36 ore; dopo tale lasso, se il farmaco risulta irreperibile per l’Asl, la farmacia se ce l’ha disponibile può erogarlo in convenzionata allegando la richiesta fatta precedentemente all’Asl. L’invito rivolto da Federfarma ai farmacisti in caso di mancante è, in tale fase di avvio della sperimentazione, di ripetere le richieste a distanza di alcune ore dato che l’Asl sta provvedendo agli approvvigionamenti.

E nelle farmacie com’è andata? «C’è un elemento – continua De Lucia – che le sovraccarica: la sperimentazione è in nome della trasparenza, perciò tutti i piani terapeutici devono essere caricati su Saniarp. In questa fase le farmacie sono perciò molto impegnate nell’invio dei piani; non è inoltre improbabile che il paziente vada in farmacia senza piano terapeutico o col piano scaduto». In tale caso il farmacista consegna comunque il farmaco, ma deve chiedere al paziente di presentare il piano all’occasione successiva, o non ci sarà più erogazione. «Per le farmacie – chiosa De Lucia – si tratta complessivamente di un carico maggiore che si somma alla novità, ma credo che una volta a regime ci sarà più trasparenza e uno snellimento del lavoro. Si tratta di farmaci che non venivano gestiti dalle farmacie, si allarga perciò il ruolo della farmacia, nel bene e nel male, perché occorre che i farmacisti familiarizzino con questi medicinali. Alcuni fanno un po’ di confusione e magari richiedono farmaci che non rientrano nel PHT, il che rallenta un po’ il lavoro. Ma sono convinto che presto si supereranno tutti gli scogli».

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