Doxy-Pep per le Ist batteriche: il punto dell’Ecdc sulle considerazioni di sanità pubblica
L’Ecdc ha pubblicato un documento di orientamento sull’uso profilattico della doxiciclina, esaminando efficacia, resistenza, e uso in Ue nelle infezioni sessualmente trasmesse.
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha reso disoponibile un documento di orientamento sulle considerazioni di sanità pubblica relative all’uso della doxiciclina come profilassi post-esposizione (Doxy-Pep) per le infezioni sessualmente trasmesse (Ist) batteriche in Unione europea e nello Spazio economico europeo (Uesee). Il rapporto, coordinato da Otilia Mårdh e sviluppato con il contributo di un ampio gruppo consultivo di esperti internazionali, propone una panoramica evidence-based per supportare le autorità sanitarie nazionali e assistere i decisori nella valutazione della strategia preventiva, alla luce del preoccupante aumento delle Ist batteriche, in particolare tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (Msm) e donne transgender.
Non esiste una raccomandazione univoca a livello europeo
Nonostante l’aumento delle notifiche di infezioni da Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeae, e Treponema pallidum (sifilide) nell’Uesee, l’Ecdc ha evidenziato come non esista attualmente una raccomandazione univoca a livello europeo sull’impiego della Doxy-Pep. Austria, Francia e Germania hanno linee guida che ne consentono l’uso caso per caso, principalmente per la prevenzione della sifilide in popolazioni ad alto rischio. Paesi come Belgio e Paesi Bassi, ne sconsigliano l’adozione su larga scala. La divergenza riflette il bilanciamento tra i potenziali benefici individuali e il rischio di favorire l’antibiotico-resistenza (Amr).
Efficacia e impatto resistenza antimicrobica
Gli studi clinici randomizzati e controllati, condotti principalmente tra Msm e donne transgender che vivono con l’Hiv o in terapia con Prep per l’Hiv, hanno mostrato elevata efficacia della Doxy-Pep nel ridurre l’incidenza di clamidia e sifilide. L’assunzione di una singola dose di 200 mg di doxiciclina entro 24-72 ore da un rapporto sessuale non protetto ha mostrato riduzioni fino all’87% per la sifilide e all’88% per la clamidia. Ciò nonostante, per i ricercatori l’impatto sulla gonorrea appare limitato, soprattutto nel contesto europeo dove la prevalenza di ceppi di Neisseria gonorrhoeae resistenti alle tetracicline è già elevata, superando in molti paesi il 50% tra gli Msm. I dati emergenti da contesti reali – ad esempio San Francisco e alcune cliniche europee – hanno confermato riduzioni dei casi di sifilide e clamidia tra gli utilizzatori, suggerendo un possibile effetto benefico anche a livello di rete.
Evidenze sugli effetti negativi si accumulano
L’uso della Doxy-Pep è associato a un aumento della resistenza alle tetracicline in Neisseria gonorrhoeae, compreso l’aumento di resistenza di alto livello mediata da plasmidi. Preoccupanti i segnali di co-resistenza, vale a dire la selezione di ceppi gonococcici con ridotta sensibilità anche alle cefalosporine a spettro esteso, farmaci di ultima linea per il trattamento. L’impatto si estende oltre ai patogeni sessualmente trasmessi: studi hanno mostrato aumento della colonizzazione da parte di Staphylococcus aureus e Streptococcus di gruppo A resistenti alla tetraciclina tra gli utilizzatori di Doxy-Pep, oltre a un arricchimento di geni di resistenza nel resistoma intestinale.
Monitoraggio, integrazione, e targetizzazione
L’Ecdc ha chiarito che la Doxy-Pep non deve essere considerata un intervento da implementare a livello di popolazione generale. Il documento contiene diverse considerazioni a seconda dei contesti in cui si decida di adottarla. Fondamentale è l’integrazione in una strategia globale di salute sessuale, con counselling, test regolari, trattamento delle Ist, accesso alla Prep per l’Hiv, e vaccinazioni. La prescrizione deve fatta da personale medico, guidata da linee guida, e accompagnata da un processo di decisione condivisa che informi l’utente su benefici, rischi e incertezze, in particolare riguardo all’Amr. Secondo l’Ecdc profilassi dovrebbe essere prioritariamente finalizzata alla prevenzione della sifilide e indirizzata ai gruppi a più alto rischio epidemiologico, come gli Msm in Prep per l’Hiv o con storia recente di Ist. Si rimanda al paper nella sezione “Documenti allegati”.