Diabete e obesità, potenziale per diverse molecole in esame
Evidenze scientifiche hanno confermato il potenziale di molecole innovative nel trattamento del diabete Tipo 2 e nella gestione del peso corporeo.
Il panorama terapeutico del diabete Tipo 2 e dell’obesità sta evolvendo con l’introduzione di molecole che combinano controllo glicemico e riduzione del peso. I progressi danno la possibilità ai medici di poter disporre di strumenti più precisi per adattare le terapie alle esigenze individuali dei pazienti, migliorando l’aderenza e riducendo gli effetti collaterali. La disponibilità di opzioni diversificate consente di modulare il trattamento in base all’evoluzione della patologia.
Maritide: azione duale e somministrazione mensile
Tra le molecole emergenti, Maritide è la combinazione sperimentale tra maridebart e cafraglutide, caratterizzata da un meccanismo d’azione duale. Agendo come agonista del recettore Glp-1 e antagonista del Gip, la terapia riduce l’appetito, migliora la secrezione insulinica e favorisce il metabolismo lipidico. La sua emivita prolungata ne consente la somministrazione mensile, semplificando il regime terapeutico. I risultati dello studio presentato all’ottantacinquesimo congresso dell’American diabetes association (Ada) hanno dimostrato riduzione del peso corporeo sia in pazienti obesi senza diabete (-12,3%-16,2%) sia in quelli con diabete Tipo 2 (-8,4%-12,3%). Parallelamente, si è osservata una diminuzione dell’emoglobina glicata compresa tra -1,2% e -1,6%, insieme a miglioramenti nella circonferenza vita e nei parametri cardiometabolici.
Orforglipron: agonista Glp-1 per via orale
Un’altra molecola è orforglipron, agonista non peptidico del recettore Glp-1 somministrabile per via orale. A differenza delle terapie iniettive tradizionali, la molecola è un’alternativa per i pazienti con resistenza alle iniezioni. Lo studio di Fase 3 Achieve-1 ha valutato tre dosaggi (3 mg, 12 mg, 36 mg), dimostrando riduzioni significative dell’emoglobina glicata (-1,24%-1,48%) e del peso corporeo (-4,5%-7,6%). Tra il 57% e il 62% dei partecipanti ha raggiunto un valore di emoglobina glicata ≤6,5%, rispetto al 15% del gruppo placebo. Gli eventi avversi, principalmente gastrointestinali, sono risultati transitori e gestibili.
Opzioni terapeutiche diversificate
Raffaella Buzzetti, presidente Sid, ha spiegato che «l’ampliamento dell’armamentario terapeutico offre al diabetologo maggiori possibilità di ottimizzare e personalizzare la terapia in base al profilo clinico della persona con diabete, riducendo il rischio di effetti collaterali e migliorando l’aderenza al trattamento e venendo incontro anche alle singole esigenze. Questa disponibilità di opzioni terapeutiche diversificate consente inoltre di adattare la cura nel tempo, seguendo l’evoluzione della malattia e modificando l’approccio quando necessario per mantenere obiettivi glicemici ottimali».