La gestione del diabete mellito di tipo 1 è una sfida clinica complessa, basata su terapia insulinica permanente e monitoraggio. La carenza di accesso a figure in ambito endocrinologico comporta spesso che la responsabilità del trattamento ricada sui medici di medicina generale. Sebbene il ruolo dei farmacisti nel diabete di Tipo 2 sia stato ampiamente documentato, i loro ruolo specifico nel contesto del Tipo 1 nelle cure primarie necessita di ulteriori approfondimenti. In tale direzione la ricerca condotta da Jacob Burger e Rick Hess del Dipartimento di Pharmacy Practice della East Tennessee State University, dal titolo “Impact of pharmacist consultations in management of type 1 diabetes in a primary care clinic: a retrospective cohort study”, che ha esaminato tale aspetto, valutando gli effetti dell’intervento dei farmacisti in una struttura sanitaria senza servizi endocrinologici interni.

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Modello di pratica collaborativa in ambito sanitario

Lo studio, di natura retrospettiva, ha analizzato le cartelle cliniche elettroniche di pazienti adulti con diabete di tipo 1 indirizzati a un farmacista clinico nel corso del 2023. I criteri di inclusione prevedevano un minimo di due visite con il medico di base, due rilevazioni dell’emoglobina glicata, e almeno una consultazione dei farmacisti. Nell’ambito di un accordo di pratica collaborativa, il farmacista ha svolto valutazioni individuali, ha operato modifiche ai regimi insulinici, e ha fornito consulenza sull’utilizzo delle tecnologie per il diabete. L’esito primario della valutazione era la variazione dell’emoglobina glicata a tre-sei mesi dalla consultazione. Gli obiettivi secondari comprendevano analisi per sottogruppi in base alle modalità di somministrazione dell’insulina, alla frequenza delle visite e al confronto dei valori glicemici con pazienti non indirizzati al farmacista.

Risultati nel controllo glicemico dei pazienti

38 pazienti hanno soddisfatto i criteri per l’analisi. Nel gruppo è stata osservata una riduzione media dell’emoglobina glicata dall’8,8% all’8,2%, con un decremento assoluto dello 0,6%. Non sono emerse differenze nei parametri del monitoraggio continuo del glucosio o nella frequenza delle visite. Il confronto con un gruppo di controllo di 49 pazienti non seguiti dai farmacisti ha rivelato che i pazienti refertati presentavano inizialmente un controllo metabolico inferiore, ma nel tempo i valori dei due gruppi hanno mostrato una tendenza alla convergenza. L’integrazione del farmacista nei team di cure primarie ha quindi determinato un miglioramento significativo degli outcome glicemici per gli adulti con diabete di tipo 1. Secondo i ricercatori, l’approccio collaborativo è un modello potenzialmente scalabile per estendere la gestione avanzata del diabete nei contesti di medicina generale, in particolare nelle realtà con limitato accesso allo specialista endocrinologo.

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