fenagifar«Il ddl concorrenza, approdato al Senato all’esame della commissione Industria, sancisce la definitiva salvaguardia della tutela della salute del cittadino», perché «il farmaco resta in farmacia». A spiegarlo è stata la numero uno di Fenagifar, Pia Policicchio, che ha così fornito il proprio punto di vista in merito al dibattito sulla possibile liberalizzazione dei farmaci di fascia C.
Secondo la dirigente, tali medicinali non devono essere «beni soggetti alla libera concorrenza e al mercato», bensì «un diritto per il cittadino di vedere messo al primo posto la sua sicurezza, incondizionata». Allo stesso tempo, però, secondo Policicchio «la rivoluzione nel mondo della farmacia c’è stata. Lo stesso disegno di legge prevede l’ingresso dei capitali in farmacia». In caso di approvazione definitiva, infatti, «la proprietà della stessa non sarà più limitata al farmacista», ma potrà appartenere «ad una società nella quale però il professionista dovrà detenere la maggioranza. Per alcuni rappresenterà la salvezza, per altri un’opportunità. Ma per tutti, diciamocelo francamente, significa perdere la proprietà. Allora, la paura di veder tutto ridotto “a libera concorrenza” diventa più forte. Il problema è uscito dalla porta per rientrare dalla finestra».
«Infatti – prosegue la presidentessa di Fenagifar – già si stanno affacciando sul nostro mercato quelle “grandi multinazionali” che, vuoi o non vuoi, cambieranno la storia della farmacia. Anzi è molto probabile che ne delineeranno un nuovo solco. E allora, l’unica speranza resta che almeno il sistema si stabilizzi, e che per i giovani si aprano nuove opportunità di lavoro, senza mai rinunciare a quella professionalità che da sempre ci contraddistingue. Ma soprattutto senza mai dover scendere a compromessi. Abbiamo le competenze e le possibilità per creare un’alternativa valida alle “catene di capitali”, costituendo “catene di professionisti” attraverso facendo rete con tutti gli attori sanitari, e mettendo al primo posto la professionalità contro la concorrenza». Ciò al fine di «sfruttare la nostra capacità di fare “pharmaceutical care” attraverso il legame con il territorio» e «mettendo al centro del nostro mondo il paziente».
«Dobbiamo essere artefici del nostro destino – ha concluso Policicchio – diventare capaci di fare squadra e non aver paura del futuro. Forse è questa la vera opportunità legata al cambiamento».

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